di Stefano Romano
LIDO DI GOZZANO (N0) 5 giugno 2022

Un gradito ritorno, mi sono tanto mancate le ultra!!!
Top ten QUADRORTATHON
10. IL LAGO DEI CIGNI
Arrivo, mercoledì sera, sciallo e speranzoso. Mica so cosa mi aspetta, o forse sì e la prendo con la dovuta incoscienza.
Il lago è bello, pulito, l’acqua è fresca e limpida.
Le paperelle sono così regali che sembrano cigni sculettanti, sebbene mi sveglino alle tre del mattino, starnazzando alla faccia del buonsenso e soprattutto del mio buonsonno.
Una in particolare, bianca, si affeziona a me e l’ultimo giorno si fa accarezzare, aspettandomi per ore mentre torno nel punto dove avevo preso il sole il giorno precedente.
Quando c’era Claudia, ha girato alla larga.
Mica fessa la tipa ![]()
9. ACCASATO
Dormo la prima, e tutte e quattro le notti, in tenda, in riva al lago. Gentile concessione di una spiaggetta privata che diventa la mia casa, accoglientissima e splendente.
Il tappetino doppio, la postazione privilegiata, la giusta privacy, il minimalismo che tante volte cerco e raramente trovo.
Grazie CasaFrancisca e grazie Max Martin eseguirò la posizione della ballerina nel miglior modo possibile ![]()
8. PRONTI, PARTENZA, BOH
Mi presento giovedì mattina, puntuale alle 7.30. Saluto un po’ di vecchi amici e amiche, mi sciolgo, poi vedo che tutti si strofinano nelle parti intime. Ma porcatroia vabbè essere frikkettoni e senza orologio, però la vaselina non dovevo dimenticarla.
Finisco la prima maratona con il capezzolo sinistro in fiamme, non si finisce mai di imparare.
O forse, non finirò mai di capire quanto sono stupido. ![]()
7. MAMMA, BUTTA LA PASTA (di fissan)
Secondo giorno, il Mottarone. Maratona da 1400 D+, con escoriazioni ereditate dalla giornata precedente. Non ci fosse stata la crema di mamma Fiore Albarosa non l’avrei mica scampata…
All’arrivo, niente ristoro con salamelle e cucina, diluvia troppo.
Non mi resta altro da fare che sostituire la pasta con la birra.
Questa, è coerenza.
Avrò pure il cuore di un lupo, ma ho pur sempre la pelle di un bambino ![]()
6. LA SVISTA DEI SETTE LAGHI
Approposito, in cima al Mottarone dovevi vedere sette laghi.
Mi sembrava invece Asolo 2018, solo nebbia e secchi d’acqua, quando dovevo girare al monumento e mi sono trovato davanti un muro.
Comunque, io i laghi li ho visti. Per terra.
Sarà stato un errore di prospettiva.
5. UNU BELLU CAFFÈ
Terzo giorno in partenza. Aspè, no, c’è il caffè. Gialla Claudia Siddi viene a trovarmi e mi riempie di coccole, abbracci massaggi e… il mattino, mi prepara il caffè.
È decaffeinato, è buonissimo, è un lusso, un atto di amore definitivo.
Io sono crudo di questa ragazza ![]()
4. LA MADONNA DEL SEXO
Terza maratona in partenza, sono molto carico, oggi si arriva alla Madonna del Sasso.
Dani, ragazzo spagnolo conosciuto in gara due giorni fa, la ribattezza diversamente.
Io comincio a trovare buone sensazioni in salita, ma la Madonna non mi appare. E quando la vedo davvero, dal vivo non mi sembra così attraente.
Anche perché subito comincia la discesa e quasi cammino, maledetto piede destro ![]()
3. COME MAMMA CI AFFATTO
Dovrei lasciare tutto all’aria per curarmi, dopo la terza maratona.
L’inguine fa sempre male, scoprirò più avanti di avere due zecche proprio dove non batte il sole.
Seguo l’esempio di Gerard, from Berlin:
nudo, sotto il sole a dormire e a seccare la pelle. Affatto imbarazzato, affatto competitivo, affatto in allarme, dormo.
E all’inizio sembra funzioni, in effetti ![]()
2. NIENTE FESTA, SIAMO ULTRA
È l’ultima sera, tre su quattro completate, non ci avrei mai pensato mercoledì. Il coach Andrea de Giuseppe ha buttato giù il boccone, ma già pregusta le centinaia di pinciate da farmi eseguire non appena mi manifesteró.
C’è una bella festa sabato sera, e io alle 19.30 decido di addormentarmi in tenda, nel mezzo del casino, mentre cerco la giacca che mi aveva prestato Enzo Caporaso.
La sveglia arriva a mezzanotte, quando tutto è finito, mi sento poco bene, forse ho la febbre.
No fiesta, ho l’ultima da gestire, altro che spingere, qui devo dare fondo a tutte le riserve fisiche e mentali, e la notte è un’attesa mooooolto lunga ![]()
1. L’URLO
Alcuni lo sanno, spesso quando corro, urlo. A volte per scrollarmi di dosso i pensieri negativi, altre volte perché sono sorpreso, più spesso per frustrazione.
Mancano 500 metri al traguardo, ho gestito bene con la testa, ma adesso è la pancia a reclamare il suo spazio.
Tre, quattro urla ben piazzate, fino alla fine e un ultimo, liberatorio, sul traguardo.
E poi.
Il rito del podio. La pioggia e la febbre.
La bici e il treno. Il kebabbaro e il sonno.
Tutto diventa confuso, ho voglia di dormire, il ritorno è molto più lungo di 4 maratone consecutive, dei 3000 metri di dislivello e dei litri di sudore persi.
È sempre così, in fondo.
Finisci, stremato, ma non vedi l’ora di ricominciare.
Grazie a tutta l’organizzazione, impeccabile e flessibile, a chi ha scattato fotografie, a chi ha grigliato a manetta, a chi ha guidato le navette, a chi si chiama Paolo Gino a chi ho dimenticato, alla mia voglia di anormalità ![]()




