Trail a Cortina, la Regina delle Dolomiti

La manifestazione ha avuto inizio il 22 con la Cortina Skyrace, corsa in montagna giunta alla terza edizione, caratterizzata da un percorso di 20 km, tempo massimo di 3 ore e 30 minuti, e 1.000 metri di dislivello positivo. Partenza alle 17:00 da Corso Italia, cuore di Cortina, per poi avventurarsi lungo i sentieri delle Dolomiti Patrimonio Unesco. Il punto più alto del percorso, Forcella Zumeles, si conquista dopo una faticosa salita lungo pendii erbosi e rocciosi, regalando ai 400 runner impegnati nell’impresa una vista privilegiata sulla Regina delle Dolomiti.

Di seguito il 23 giugno la Cortina Kids Race, novità del 2017. Corsa per bambini che parte alle ore 11:00 del 23 giugno. Tre fasce di età e tre percorsi di lunghezza diversa per un traguardo unico: sotto il campanile di Cortina, come i grandi campioni.

002Il 23 giugno alle 23:00 da Corso Italia scatta la The North Face Lavaredo Ultra Trail, 1.700 atleti partecipanti di oltre 60 nazioni, che affrontano il percorso di 119 km con 5.800 metri di dislivello positivo. La famosa competizione di trail running, giunta alla sua undicesima edizione, tocca le vette più spettacolari delle Dolomiti: il Cristallo, le Tofane, le Cinque Torri e le Tre Cime di Lavaredo.

Infine a chiudere, sabato 24 giugno la Cortina Trail, con 48 km di percorso e un dislivello positivo di 2.600 metri che vede la partecipazione di 1.600 atleti. 12 ore per coprire il percorso ad anello. Mi iscrivo a questa gara perché dopo il ritiro alla Lavaredo Ultra Trail 2016, quest’anno il mio obiettivo è meno ambizioso: considerando che si partirà alle 8 di mattina, cercherò di correre ammirando i panorami e mantenendo lucidità.

Le previsioni atmosferiche danno caldo torrido e così è, anche se lungo il percorso non mancano i torrenti per rinfrescarsi.

Scrivo a caldo, ancora euforico per le intense emozioni vissute in questi 3 giorni, un coinvolgimento a tutto tondo, una tensione crescente per l’evento e l’impresa del nostro gruppo: la prospettiva per Veronica di correre 119 km sulle Dolomiti genera in tutti noi empatia, solidarietà e ammirazione per il suo coraggio. Io e Pietro, impegnati invece sul percorso corto di 48 km, viviamo comunque la nostra tensione insieme a Luca, Gianluca e Marco. Portare a casa il risultato non è facile e ci sarà da soffrire e stringere i denti tirando fuori le unghie contro il proprio inconscio che vuole distoglierti dal fare questo genere di “imprese”.

003 Certo per noi poveri umani impegnati nella gara più breve la tensione è minore ma, complici le preoccupazioni degli amici ultra, andiamo progressivamente in fibrillazione. Una gara è sempre una gara, tanto più in alta quota ove si affronta l’ignoto, le montagne e il cielo.

In mattinata è la volta del ritiro pettorale, con il controllo minuzioso e capillare del materiale obbligatorio. Quando parte la Lavaredo per fortuna non piove, così decido di accompagnare Veronica sulla linea dello start, in trepidazione per lei e per coloro che hanno scelto di vivere quest’esperienza. La tensione del momento è stemperata dalle note rock degli Aerosmith e da quelle immortali di Ennio Morricone, vera e propria colonna sonora dell’evento. Alle 23:00 inizia il loro viaggio e tra una folla festante e plaudente si incamminano nella notte con le loro frontali accese verso l’oscurità delle vette dolomitiche.

Conscio che l’indomani sarebbe toccato a me, non riesco a dormire più di tanto, pur sapendo che 48 km sono alla portata di chiunque. La luce dell’alba mi sveglia alle 6:00 e mi scaraventa giù dal letto. Apro le finestre, godendo dell’aria frizzante e della vista del Faloria, dell’Antelao e delle Tofane che sovrastano la vallata. Cortina è luminosissima, affollata di runners colorati. La tensione sale e le rituali foto, le chiacchiere goliardiche riescono a stemperarla un poco. Con i battiti a mille, stringiamo i morsi come i cavalli del palio. Alle 07,45, lo speaker scandisce i nomi dei top-runner presenti che sfilano sul red carpet, poi le ultime news sul percorso e sul meteo. Il conto alla rovescia non è che una endovenosa di adrenalina. Ora ci sarà solo da correre nelle magnifiche Dolomiti d’Ampezzo. A circa 10 minuti dal via partono le immancabili note di Ennio Morricone, la struggente “Estasi dell’oro”, a conclusione della quale l’agognata partenza.

004 L’avventura inizia da qui, un’esplorazione dei luoghi e della propria mente. Complice il caldo e l’umidità, in men che non si dica sono già in un lago di sudore, costretto ad intaccare le preziose riserve di liquidi. Dopo il passaggio sulla SS51 in direzione Dobbiaco, proseguiamo per Cadin fino a imboccare il sentiero 416/409 in direzione passo Posporcora. Una prima salitella di riscaldamento a cui fa seguito un breve discesa, e in 8 km ci ritroviamo nel nostro elemento naturale: la montagna, la salita, il bosco, la roccia, il sentiero, il guado, il fango. Dopo una dozzina di km entriamo nella famosa Val Travenanzes, una vallata deserta e molto poco accessibile compresa fra il gruppo delle Tofane ad est e i gruppi delle cime di Lagazuoi, Fanes e Furcia Rossa ad ovest. Le vette luccicano al sole, e sotto i nostri piedi il greto del torrente che guado volentieri ritemprandomi con somme bevute di gelida acqua. Uno spettacolo tra i più belli che abbia mai visto: milleseicento concorrenti che si inerpicano in fila indiana lungo la valle.

È la volta di salire ora al Col de Bos, una pendenza non facile, ma affrontata al 20^ km non pesa più di tanto. Poi ecco la discesa verso Col Gallina ove è posto il primo ristoro del 24^ km che assaliamo come cavallette rifornendoci di liquidi e cibi vari. Ogni secondo, ogni minuto è prezioso, il tempo scorre veloce come un fiume vorticoso, ci aspetta la Cima Coppi della prova, il temutissimo passo Averau.

005Ci incamminiamo su di un impervia salita vero il rifugio omonimo prima nel bosco, poi su una pietraia sotto il sole cocente. Qui la pendenza si fa crudele ma la vista delle 5 Torri e delle altre montagne è stupenda. La stanchezza mi induce a rallentare e salire ad un ritmo più basso, sorpassato da vari ultratrailer che già han fatto 100 km, quelli più forti che volano da una pietra all’altra. La vista dell’Averau mi rinfranca. Mentre lo sguardo si alza sulle vette più lontane, ho la possibilità di ammirare il crinale che separa la conca ampezzana dall’Agordino. Percepisco la fragilità dell’uomo e lo sgomento che lo colpisce dinanzi alla grandezza e la sublime bellezza della natura.

Mi trovo ora a 2.400 m al ristoro da dove, prendendo al volo un bicchiere di rinfrescante Coca Cola mi avvio verso il cancello orario del 31^ km in corrispondenza del Passo Giau, percorrendo un lungo e frastagliato sentiero di crinale.

Alterno il passo alla corsa, non risparmiandomi un attimo. Oltre al sole, incombe l’orologio che inesorabilmente come un condor appollaiato ci ricorda la prossima scadenza, e se non vogliamo esser buttati dovremo volare. Oriana seduta su un masso come la Sirenetta di Copenaghen (in attesa trepidante del suo moroso impegnato nella ultra) mi ricorda che mancano 500 metri di sola discesa: la liberazione. Da qui tramite una sterrata e siamo al Passo Giau.

Dovrebbero mancare ora 17 km ma so che non saranno del tutto semplici; una muraglia di roccia non lascia presagire niente di buono. L’altimetria stampata sul pettorale prevede una breve ma ripida salita, il calvario della Forcella Giau. Per fortuna il cielo si è in parte coperto e ciò ci permette di procedere con il fresco.

006 Arranchiamo in processione verso una vetta appena visibile, un dislivello da superare di 200 m in meno di 800 m da percorrere! Finalmente in cima alla Forcella Giau il premio meritato: lo sguardo spazia tra prati a perdita d’occhio, rocce rosse di dolomite, laghetti, il Civetta e il Pelmo. L’udito è allietato dal dolce squittire delle marmotte. Il sentiero si fa più agevole, la mia microcamera spara video in continuazione. Una piccola forcella ci fa svoltare a sinistra. Verso valle la Croda da Lago ci scruta severa mentre le sfiliamo accanto, in fondo c’è il laghetto d’Ajal ove riposano le ceneri di Dino Buzzati e l’ultimo ristoro. Concentro tutte le residue energie per gettarmi in questo toboga di 10 km, una discesa molto tecnica e ripida con tante radici affioranti. Si perde quota molto lentamente ma è la vista delle prime case della periferia di Cortina che mi rinfranca e mi da nuove energie. La felicità che si scorge nei visi dei compagni raggiunti in discesa mi da la forza per arrivare al traguardo. Il corso finale è una passerella, applausi a non finire per tutti mi spingono ad onorare fino in fondo questa magnifica gara.

La missione è compiuta. Cala il buio su Cortina, e penso a coloro che ancora si trovano sul percorso, che dovranno affrontare la seconda notte insonne, la Forcella Giau e poi la ripida discesa nel buio fitto e faccio mie le loro emozioni.

Altri giorni passeranno per ripensare malinconico e orgoglioso alla gara conclusa e cercare in me stesso nuove sfide, cosciente di essere più forte e consapevole nell’animo.

Con la mente perfettamente sgombra di ogni preoccupazione, ritengo di aver trascorso una giornata perfetta, soddisfatto per il mio piccolo risultato.

Clicca qui per le foto (di Paolo Reali)

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