Trail del Golfo Dei Poeti; anche stavolta sono out

Per cui sabato 8 settembre 2017 dopo, un lungo viaggio, son li pronto per affrontare l’agognato Trail del Golfo Dei Poeti ma, con mia grande sorpresa gli organizzatori, causa allerta meteo, mi avvertono tramite SNS, dell’annullamento della competizione a seguito, e rinviano la stessa a domenica 17 settembre rispedendomi, di conseguenza a casa.
Su Livorno, di lì a poco infatti, si sarebbe scatenata una tempesta di pioggia, fulmini e vento che non ha uguali negli ultimi decenni della storia della città e che nel giro di poche ore, in quella drammatica notte tra il 9 e il 10 settembre, lascerà dietro di sé danni per decine e decine di milioni di euro e nove morti.
Il differimento alla domenica successiva che ha determinato sicuramente molte defezioni tra i preiscritti non ha scoraggiato di certo gli organizzatori, (conosciuti come Arcigni) che hanno comunque dato la possibilità a chiunque lo richiedesse di trasferire il costo dell’iscrizione alla prossima edizione.
Ho optato pertanto, non potendo per quella data al rinvio all’anno in corso.

Parallelamente ai percorsi competitivi rispettivamente di 43,8 km e 20 km è stata organizzata una marcia non competitiva, una manifestazione cioè aperta a tutti, runners e camminatori, di circa 11 km, che dalla partenza dal Comune di Marola ha portato i partecipanti all’arrivo a Portovenere.
ll sabato sveglia all’alba e partenza da Latina alle 05,47 onde poter gustare un prelibato pranzo a base di pesce presso la famosa osteria ”All’ Inferno” nel cuore di La Spezia in compagnia del Molari e della sua simpatica compagnia Moira.
Il ritiro pettorali è al parco della città dove consegnano un pacco gara molto corposo con maglia, borraccia oltre a qualche prodotto tipico ligure. Segue una conferenza sull’alimentazione e briefing ove, rammentano a tutti il materiale obbligatorio, pena la squalifica: riserva idrica e alimentare, telo termico, fischietto cappello e cellulare.
Passo la notte nella palestra messa a disposizione gratuitamente in compagnia i Fabrizio, giunto da Roma e di una ventina e più di trailer alcuni, un pò” rumorosi.
Nonostante tutto riesco un po’ a dormire e la mattina son pronto per l’avventura.
Attraverseremo scalinate secolari e impervi vigneti fino a raggiungere l’abitato di Porto Venere per ripiegare poi nel cuore del Parco Nazionale delle Cinque Terre attraverso scenari e paesaggi unici al mondo.
La partenza è prevista per 8,30, un orario un po inusuale per un trail estivo, considerando che il sole è già alto e il timore del caldo si fa certezza.
Si parte e dopo pochi mt di asfalto inizia la salita in un corridoio stretto dove rimaniamo imbottigliati e procediamo lentamente.
Iniziano le scale e già lungo la prima salita sono un bagno di sudore, bastano qualche centinaio di metri di dislivello per capire che le scalinate qua non scherzano; il percorso alterna il sentiero alla strada sterrata e a tratti di asfalto, un alternarsi di salite e discese, prima scorrevoli poi via via sempre più tecniche e impervie verso Porto Venere, detta la perla del Golfo per la sua bellezza quasi disarmante.
La vista mozzafiato che si apre a davanti a me non smentisce il nome che porta questo angolo di paradiso. Situato sulla punta occidentale del Golfo è un borgo variopinto che insieme alle 3 isole dell’arcipelago (Palmaria, Tino e Tinetto) e alle Cinque Terre compare nella lista del Patrimonio Unesco. Attraverso il borgo incantato di Porto Venere, tra i caruggi respirando il profumo del mare, della storia antica che queste case colorate hanno da raccontare e quello di focaccia alle cipolle.
Arrivo alla chiesa di San Pietro, un piccolo gioiello di stampo romanico a picco sul mare, un monumento simbolo di Portovenere con la grotta Arpaia, chiamata la grotta di Byron, in memoria dei lunghi momenti trascorsi dal poeta in contemplazione del mare e di questo posto straordinario e di lì al porto con i suoi gozzi che si lasciano coccolare dalle onde del mare per poi risalire.
Improvvisamente una ventata di caldo mi avvolge, affronto un muro di gradini completamente esposto al sole con i muretti a secco laterali che buttano calore da togliere il respiro tanto chè, viene denominato ” il microonde”.
Scollino e sono al primo cancello, neanche il tempo di rifocillarmi e mi butto in discesa.
Da qui inizia forse la parte più spettacolare di tutto il trail percorrendo sentieri contornati da muretti a secco e viti. Gradoni ora si alternano a passaggi su roccia levigata brevi ma su di un terreno tecnico tra la macchia mediterranea.
Dal mio GPS rilevo che l’altitudine è pari a 450m s.l.m., sto percorrendo un single track su di una parete a picco sul mare e non oso pensare a ciò che mi aspetta più avanti, è il tanto temuto ”pitone” , cosiddetto perché una roccia del sentiero sembra la testa dell’animale.
Con molta precauzione forse troppa per alcuni , carponi supero la balconata.
E’mezzogiorno e mezza oramai e la temperatura è ben oltre i 30°, comincio a soffrire e la mia certezza di arrivate per le 13.15 al cancello dei 24,6 km della litoranea di Riomaggiore vacilla. Mi fermano togliedomi il pettorale, sono out anche se per 5 minuti, e mi chiedo che senso ha fermare un concorrente per così poco margine di ritardo in una gara come questa, nella quale gli ultimi arriveranno non più tardi delle 17,00 e dove ci sono vari passaggi tecnici che non permettono di correre e dove il caldo l’ha fatta da padrone?
Alla fine saranno 96 gli atleti competitivi che arriveranno al traguardo della competizione di 43,8 km e, 232 per la 20 km e ciò la dice lunga sulle difficoltà della prima. Mi viene in mente una nota canzone di Marco Masini censurata, pazienza, mi rassegno e mi consolo rivedendo com la mente le bellezze dei paesaggi trascorsi.
Credo che con tutte quelle scale, sia stato uno dei trail più duri che abbia fatto fino ad oggi! Da questa esperienza ho imparato che non bisogna mai sottovalutare un percorso guardando solo la distanza e il dislivello.

PAOLO REALI

A 9

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