Trail del Lago d’Orta. Aria di Casa Mia.

La gara offre tre menu: il percorso di 80 km, la grande novità del 2013 (228 arrivati), e i più brevi di 55 km (171 arrivati) e 22 km (285 arrivati). E’ una corsa che qualifica all’Ultra Trail del Monte Bianco 2014: 3 punti per chi partecipa alla 80 km e 1 per chi partecipa alle 55 km.

002I rambo son partiti alle 5 ma qualcuno molto motivato della 55 comincia a prepararsi con borracce che sembrano bombe a mano, cartucciere di Enervit e polpacci esplosivi. Sono iscritti Skyrunners di Austria, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia, Spagna, Svezia, Svizzera, Slovenia, USA oltre all’Italia. Però ci sono anche i compagni di squadra del GS Castellania Gozzano, la mia società, e il mio amico Paolino, osso duro dei Trail.

Sono le nove, scoppia un fumogeno e si parte. Il serpentone attraversa Pogno. Poi si perde per una valle misteriosa. Qui una volta c’era una polveriera militare. Ci lavorava mio zio, un ex ufficiale che da ragazzo paragonavo al Drogo del Deserto dei Tartari (*). Nessuno ci poteva entrare, nessuno sapeva cosa ci fosse. Ora la natura ha ripreso possesso delle fortificazioni mimetizzate. Il sentiero si fa a lastroni di granito sempre più grossi. E’ il famoso sentiero degli scalpellini, i PICASASS. Si sale attraverso la cava abbandonata. Qui generazioni di cavatori hanno modificato l’orografia. C’era addirittura un trenino che saliva fin quassù e portava i blocchi giù in pianura alle case dei “sciuri”.

003Le cave sono state abbandonate una quarantina di anni fa, perché a forza di rosicchiare la montagna si rischiava di far cadere a valle l’imponente santuario della Madonna Del Sasso che adesso sembra dondoli nel vuoto. E’ proprio qui che arriviamo. Giriamo sul sagrato. Fa paura guardare giù. C’è il lago proprio in mezzo, semi sommersa dalla nebbia l’isola di San Giulio. Il suo grande, bianco monastero di clausura ci avvisa che qualcuno ci guarda e forse sta pregando per noi. Quante leggende attorno a quest’Isola. Gianni Rodari, il novelliere di Omegna, così fa iniziare il celebre libro ”C’era due volte il Barone Lamberto”: “In mezzo alle montagne c’è il lago d’Orta. In mezzo al lago d’Orta, ma non proprio a metà, c’è l’isola di San Giulio. Sull’isola di San Giulio c’è la villa del Barone Lamberto……”

Ma siamo qui per correre, non per fantasticare. Più che correre arrampicare, e arrampicare come le capre. Sopra il “Santuario” si arriva su di una spianata con dei sabbioni bianchi molto suggestiva. Qui si fanno le foto più belle del trial. Sono i “Monti della Luna”. Si domina il Lago dal mare della Tranquillità. Poi la strada spiana e si entra in un bosco fitto fitto, sembra che qualcuno abbia spento la luce. Il profumo del muschio si frammista a quello dei funghi. E’ il bosco del paese di Boleto patria dei “Boletus Edulis”, i Porcini. Corriamo nella nebbia e qualcuno ci spia tra i cespugli. Sono i cercatori di funghi. Voci sommesse e bisbigli. Forse per loro è meglio mantenere i segreti di questo vecchio bosco, forse per un anno non passerà più nessuno. Arrivo con Marco di Ivrea al primo ristoro. Siamo a Valpiana davanti ad un bellissimo lavatoio in mattoni. Mi scoccia tirare fuori il bicchiere dallo zaino per bere. Ma ne vale la pena. Tutto attorno è pulitissimo e lo sarà fino alla fine, zero cartacce sul percorso. Prendiamo esempio dagli Skyrunner. Si sale ancora, si attraversano piccoli borghi in pietra. Merlera, Artò, Centonara. Comincia l’assillo del primo cancello. Al 23^ km bisogna arrivare entro le 4 ore e trenta. Sembra facile. Ma ci arrivo solo un quarto d’ora prima. Siamo ad Arola. E’ un bel paese a 600 metri di altezza.

004Di fianco al Cancello-Ristoro c’è un lavatoio con tanto di finestre che si chiudono d’inverno. Vedo ancora delle donne che lavano a mano. Ci guardano come per dire…Non Avete Meglio da Fare ? Qui si comincia davvero a faticare. La salita continua per 8 km portandoci dai 600 m di Arola fino ai 1410 del Monte Novesso. Il sentiero è stretto e in certi punti non si sa dove mettere i piedi. Si è praticamente su uno spartiacque con la nebbia che sale. Fa freddo, peccato non ci sia visibilità, da qui c’è uno splendido colpo d’occhio sul Monte Rosa. Finalmente si arriva in cima. E’ la sommità del Trial. Da adesso in avanti si continuerà a scendere fino al lago per quasi 12 km. Incontriamo l’Alpe Sacchi meta di tante gite in mountain bike in gioventù, ristoro, polenta e salamini. Comincia il tratto più bello per correre. Una faggeta enorme con 20 cm di soffici foglie. Si va in discesa su un sentiero sicuro, sembra di fare uno slalom gigante. Nelle curve si sollevano le foglie e sul dritto si vola. Giù. Giù fino ai laghetti di Nonio attraverso alpeggi e baite solitarie. A Nonio il secondo e ultimo cancello. Arrivo alle 18 mezz’ora prima. Si scende fino al lago. Peccato che si fa buio.

005Attraversare i boschi di notte è la solitudine in persona. Ogni tanto nel silenzio assoluto sento arrivare qualche prode della 80 km. In un attimo mi sorpassa saltando come un grillo notturno, poi svanisce nero nel nero. E’ rassicurante uscire dal bosco e bagnarsi alla fievole luce dei lampioni di Cesara, Grassona, Egro, Monte San Giulio, Pella. Il lago finalmente l’abbiamo raggiunto qui a Pella, sembra giorno per quante luci ci siano attorno. Ma lo dobbiamo lasciare, si sale ancora. L’erta scalinata di Alzo, per l’occasione illuminata a giorno dalle fiaccole sembra l’ingresso del Purgatorio. Dopo Alzo il bosco ci inghiotte nelle sue scure fauci per ben cinque chilometri. Dopo l’ultima salita finalmente Pogno, finalmente l’arrivo. Sono le dieci e mezzo di sera. Dopo 13 ore e 17’ sono arrivato. Il Garmin segna 57,5 km e 3.850 m di altimetria positiva. Un grazie ad Ilaria e Alessandro che mi han fatto un allegra compagnia nell’ultimo tratto. Pioviggina. Mezzora di discesa e sono a casa. Domani è un altro giorno, domani la Lago Maggiore Marathon. Zero altimetria.

Sicuramente è stata un’esperienza unica. Pur conoscendo e girando da anni a piedi e in bici per queste mie terre, ho meglio apprezzato tutti gli angoli nascosti di questi boschi e montagne. Una sorta di compendio di Archeologia Stradale rivelata e messa in pratica in modo diretto e divertente.

Questo Trail del Lago d’Orta lo consiglio per conoscere dall’alto il mio lago, il più romantico e misterioso d’Italia, molto amato dal turismo internazionale per i suoi panorami unici e indimenticabili. Correre su questi morbidi sentieri farà scoprire la storia delle genti, delle cave, delle strade, delle leggende di questi luoghi. Se poi avrete la fortuna di trovare un raggio di sole, potrete anche voi dire che:

“Correre questo Trail è come sorvolare il lago d’Orta a bordo di un aliante.”

 

Deserto dei Tartari (*). Romanzo di Dino Buzzati pubblicato nel 1940, che racconta la vita dell’ufficiale Giovanni Drogo, assegnato ad una sperduta Fortezza senza più alcuna importanza strategica, dominante una desolata pianura chiamata “deserto dei Tartari”, teatro un tempo di rovinose incursioni da parte dei nemici. [m.l.]

 

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