E così una sera l’ho caricato sulla rossa Batmobile (Miatmobile) scusandomi per averlo abbandonato per tre anni in quella caverna. Usciti dalla caverna guidavo veloce al tramonto col puzzo di muffa, moule in francese, verso una meta non precisa in un weekend di metà novembre. La tentazione era grande, portarlo come tanti anni fa oltralpe dove può girare libero e salvare ancora la vita a qualcuno. Guarda caso laggiù la Maratona del Beaujolais, ma ahimè le iscrizioni son chiuse da tempo oltre 3 settimane, mission impossible….
To the west!! Ad ovest!! Oltre il vento dell’ovest!! Tanto per esserci: la festa, i colori e il gran bailamme ripagheranno Batman dei quasi 500 km. Passando sotto il Frejus si sente a casa come nella sua amata caverna. Ci diciamo: passeggeremo solitari su qualche cornicione finche arriverà l’alba e poi ci mescoleremo con la folla. Siamo già stati qui quattro volte e conosciamo ogni cantina e segreta dei castelli di questa parte di Francia. Ormai è buio, ci dirigiamo senza tante speranze all’Expo a cercar fortuna. Tutto è rimasto uguale, l’Expo riceve 2000 marathonier festanti come bambini all’ultimo giorno di scuola, annessi gli 800 coperti per quel che ricordiamo essere il più bel pasta party del mondo. Tra la folla tanti volti conosciuti di Centenari Francesi con cui si è corso decine di volte.
Già perché qui i Super Maratoneti sono chiamati Centenari, un nome che in italiano ci ricorda chi è sopravvissuto oltre i cento anni, e che rende bene l’idea di chi è sopravvissuto a oltre cento maratone. Come da noi, i Centenari sono una grande famiglia con all’interno personaggi eclettici che io e Batman abbiamo trascurato in questi ultimi anni. Ma loro non ci han dimenticato! Gilbert è il famoso Gesù che con qualsiasi tempo porta la croce a torso nudo per la Francia. Barba e faccia ascetica con un modo di fare umile e gentile, occhi azzurri che guardano oltre il traguardo, velocissimo, difficile da fotografare in corsa. Porta da sempre una croce in carbonio alta due metri che si vede sfrecciare verso i tanti traguardi francesi. Se Gesù fosse un maratoneta si chiamerebbe Gilbert, abiterebbe vicino a Versailles e organizzerebbe la Marathon de Vins de Blaye il 12 maggio, e noi come sempre gli prometteremmo che quest’anno ci saremo pur anche se bisogna far 14 ore di Miatmobile fino a Bordeaux.
Arrivano prima i baffi di lui. E’ un altro personaggio famoso soprattutto per i suoi raffinatissimi costumi: Pierre Convert. Con la moglie Dany ha attraversato le copertine di tutta Europa. I suoi baffoni che diventano basettoni e quasi lo coprono tutto sono il suo clichè. Medico oftalmico di Saint Rafhael in Costa Azzurra, non indossa mai il solito costume. Dice di averne almeno un centinaio in cantina. Io e Batman ci guardiamo e ci scende una lacrima per la reciproca tanta fedeltà in questi anni, tradita solo una volta per una scappatella con un Cardinale Romano che il pipistrello non mi ha mai perdonato. Ricordo che Pierre venne alle mitiche 6×6 delle Orta Christmas Series e corse con una tutina verde vestito da albero da Natale con attaccate una decina di palle di vetro.
Si divertiva a sorpassare tutti cantando Jingle Bells e poi si fermava in mezzo a una rotonda o su una aiuola e allargando le mani e facendo l’Albero di Natale: quello vero, quello di strada. Mostra felice il numero 200 perché il giorno dopo avrebbe corso la sua duecentesima. Non è molto prolifico. Corse infatti la 150 a Calderara nel 2014, una media di 16 all’anno un po’ più di una al mese in cui ha tutto il tempo e la cura di preparare il nuovo costume con un vero e proprio rito e piccole anticipazioni. Anche noi abbiamo un piccolo scoop: correrà a Reggio Emilia il prossimo 10 dicembre con una tutina tricolore: fateci attenzione. Di lui conserviamo un commovente ricordo dei festeggiamenti alla prima First di Calderara, il 1 gennaio 2015 in cui intonava la Marsigliese. Tra le centinaia di filmati che ho fatto ricordo che, per tutto quello che c’era dentro, quando rimontai la prima parte mi venne il magone. La colonna sonora è Danny Boy l’Inno dell’Irlanda del Nord rappresentata da Oggy (Eugene) che festeggiava le 100 ancora oggi nostro socio, in mezzo tanti giubilei strappalacrime. https://www.youtube.com/watch?v=-3RxiQ26Rg0&feature=youtu.be&t=103
Altri amici e personaggi emergenti Pascal e Chantal Comte finisher nel 2016 e 2017 alle 10 in 10 del Lago d’Orta. Simpaticissimi e molto legati a noi “italien” hanno sempre un pensiero e una parola per tutti. All’Expo hanno portato una damigiana di un cocktail a base di rum che viene molto apprezzato. Pascal quest’anno vuol battere tutti i record francesi e domani correrà la sua 119esima maratona nel corso del 2017.
Poi tanti altri, da Jean Noel che festeggerà le 100 domani e che corre sempre vestito da nonno col bastone, Pierre il Bretone che ha un megafono da 100 anni con le stesse marcette, a Jean Michelle che corre sempre con la chitarra. E tanti altri, fino alla bella parigina MarieNo la sexy suora il cui pensiero ha tenuto sveglio Batman tante notti.
Vaghiamo così un po’ tristi per non poter partecipare alla festa di domani tra tanti curiosi e stand di maratone sconosciute e aziende vinicole. Sconsolati veniamo avvicinati da una ragazzina: “Mi scusi ma lei è quello del filmato?”. “Pardon?” rispondo. E la ragazzina insiste: “Si lei ha corso due anni da noi la Marathon de Charolais e suoi filmati sono da sempre sul nostro sito: lo sa che è diventato famoso!”. In effetti c’ero stato lassù nel 2013 e nel 2014 tra verdi pascoli e boschi nebbiosi, ma non sapevo di essere diventato una star del sud della Borgogna.
Poi in fondo a uno stand di un viticultore intravediamo con un bicchiere in mano il Guru e la gentile Signora Pantera. Chiamasi Guru de la Palud il nostro blasonato socio torinese Roberto Trinelli, vero recordman alla sua tredicesima presenza al Beaujolais. Ha assunto il nome di Guru cioè guida spirituale e maestro di vita religiosa quando in una passata edizione fece soccombere ben quattro dicesi quattro bottiglie di Beaujolais Noveau. Gli spieghiamo il nostro problema del pettorale e da buoni discepoli aspettiamo una risposta dal maestro che non tarda ad arrivare. Ci narra che un altro discepolo tale Massimo Giordan ha dato forfait, perché non provare a fare il cambio pettorale? E così avviene con nostra summa gioia e otteniamo il numero: stavolta caro Batman la muffa, “la moule” ce la toglieremo davvero!
Mentre zampettiamo felici e ci inoltriamo tra gli stand più misconosciuti appare colei che attratta da una proverbiale curiosità e raffinata conoscenza dei costumi d’oltralpe è presente in molte maratone francesi: trattasi della baronessa di Carrobbio alias Carlà Gavazzeni con tutto il suo seguito cioè il consorte regnante e guidante Vittorio, la regina madre Lucia depositaria degli inestimabili tesori di arte pasticcera bergamasca e altri gioielli cui il popolo delle lunghe attinge ad ogni giubileo sceso in terra, e non da ultimo il prode Cavaliere Millenario, Maestro della Tavola Rotonda, Quadrata e Rettangolare, Signore per due volte della Madonna del Sasso sua eccellenza Mister 1000 Maratone Vito Piero Ancora da San Vito dei Normanni. La corte della sopracitata baronessa al completo è presente al Beaujolais dal lontano 2007. Altra presenza scalfita nella storia, il bresciano Robert Genetti. Così il blasonato Club Super Marathon Italia può vantare ben sette rappresentanti.
Siamo invitati con i Centenari francesi alle 18:00 ad un briefing apposta varato per noi in una sala riservata con tanto di rinfresco. Sembra strano ma il presidente della Marathon International du Beaujolais Alan Bouhy, con quasi 20.000 persone a cui pensare, si richiude con una trentina di Centenari per un’ora in questa saletta a far vedere diapositive e spiegare tutti segreti e le aspirazioni della sua corsa. E’ sicuramente un segno di grande rispetto e ammirazione nei loro confronti che continuerà anche durante la serata. Tutti i Centenari si presentano e raccontano un po’ di loro e del sogno del Beaujolais, e anche noi facciamo la nostra bella figura perché abbiamo con noi uno strabiliante millenario e vantiamo numerose presenze sui campi di battaglia francesi. I numeri che Alain sfodera fanno impressione. La cittadina di Villefranche sur Saone per una settimana durante i “Beaujolais days” raddoppia. Oltre ai 2.000 maratoneti, ci sono 6.500 alla mezza maratona, altri 6.500 alla 13 km du Rhone e 3.000 alla 5 km Beaujolais Colors. Totale 17.000 che nei prossimi 3 anni arriveranno a 20.000. Più di 70 paesi rappresentati, un budget di 800.000 euro. Arriva il sindaco Thomas Ravier ed anche il vincitore della UTMB che è di Villefranche. Poi gran buffet con apertura del Beaujolais Noveau. Che dire: Mercì Alain pour le briefing.
La festa continua nell’immenso salone del pasta party. I Centenari hanno un tavolone centrale come di tradizione tutto per loro: la Baronessa Carlà Gavazzeni sfodera una delle super torte della Regina madre Lucia per le 200 di Pierre Convert. La serata comincia dando fondo alla damigiana di rum di Pascal. Purtroppo però i 20 euro richiesti per l’ingresso valgono la compagnia, ma non il pastone scotto riscaldato che ci propinano e anche la musica non è all’altezza. Ci ricordavamo la cantante folle che saltava sui tavoli e trascinava tutti i 500 in pista, ma il DJ di stasera ci fa rimpiangere il mitico Paolino Fastigari che con un mixer nuovo sta aspettando le notti dell’Orta. Comunque si balla lo stesso, trascinati dalla Pantera alias Paola Gueli e dalla Baronessa che per una volta molla l’etichetta. Momento clou della serata, la sfilata che il Presidente Alain Bouhy fa fare ai Centenari sul palco, ovazione naturalmente per il millenario Cavaliere di San Vito dei Normanni. A mezzanotte il nostro Guru Trinelli interrompe il rito iniziatico e toglie le tende. Gli adepti lasciano così quello che tutto sommato è il più bel pasta party del mondo.
La mattina dopo finalmente io e Batman usciamo allo scoperto. Dopo un trasferimento in bus di 30 minuti si arriva alla palestra dei folli. Siamo a Fleurie dove parte la Maratona. Mi ricordo che quando venni qui la prima volta nel 2011 rimasi scioccato da quanti pazzi ci fossero li dentro a vestirsi. Mi sentivo fuori posto con la mia magliettina anonima, infatti dall’anno dopo venni sempre con il fidato Batman che ancora oggi non aspetta altro di farsi ‘sto giretto per togliersi la muffa di dosso. Ci ricordiamo che nei primi anni c’erano dei costumi pazzeschi e tutto uno staff per montarli, un po’ come il Lucca Comics dove sono stato 15 giorni fa. C’erano anche navi, automobili, castelli e pupazzoni che i maratoneti si portavano appresso per tutti i 42 km. Unici a partire quest’anno un po’ pesanti, due centenari amici di Pascal Comte: i nostri eroi hanno corso indossando due aeroplani del peso di una decina di chili l’uno e dal difficile montaggio. Purtroppo penso che uno dei due abbia fatto male i conti con la prostata e il freddo. Per far pipì ogni paio di chilometri doveva togliersi e rimettersi tutto, rifacendo il check-in per scendere e salire dall’aereo.
I duemila festanti si dirigono tra le vigne di Fleurie alla partenza dove il presidente Alain Bouhy dà il via. I primi 4 km son tutti in discesa e bisogna arrampicarsi sui muri per non farsi travolgere. Dopo le vigne di Lanciè si arriva al Castello di Corcelles. Qui negli anni passati c’erano i figuranti della caccia alla volpe e suonavano i corni al nostro passaggio. Batman si chiede dove siano finiti, forse appresso alla volpe, attento pipistrello tra breve faranno sparire anche te. Arriviamo al castello più bello quello di Pizay. E’ famoso per i bossi straziati dall’arte topiaria di qualche sadico giardiniere, son fatti a cubetti come i miei pensieri di certe notti insonni. Attendiamo la Baronessa all’ingresso del Parco per immortalarla con la camera. E arriva raggiante raggiungendo il famoso climax del maratoneta nell’attraversare tutto il parco in una sequenza di sorrisi che fissano la sua immensa gioia.
E qui arriva il bello…. Si scende una stretta ripida scala nelle segrete del castello trasformate in una lunga cantina per il ristoro più famoso della Maratona del Beaujolais. L’odore aspro del vino novello rovesciato sui tavoli e l’alto tasso di umidità fanno si che a Batman si appannino di rosso gli occhiali e la macchina fotografica. Dura solo 2 o 3 minuti, ma quel passaggio lì sotto, è tutto magico come scendere nell’anima rossa della maratona e esserne sputati fuori tra ebbrezza, endorfine e tannino.
Seguono altri castelli ma meno belli, “Marcondirondirondelli”, e di cui abbiamo già scritto in tanti articoli negli anni passati. Io e Batman come al solito ce la giochiamo con la scopa, ma le 7 ore di tempo max non generano ansie nel supereroe, per una volta non deve salvare il mondo. Il nuovo percorso prevede il ricongiungimento con l’armata dei 6.500 della mezza al 35esimo. Di lì in avanti rimpiangiamo “la solitudine dei numeri ultimi”. Ci chiediamo che ci sarà di bello a stare in mezzo alla stazione centrale nell’ora di punta. Il finale è una caotica passerella troppo stretta per tutti quei fenomenali runner vocianti che attraversano tra le ravvicinate transenne i due km del centro di Villefranche. L’arrivo è veramente pericoloso perché i 6.500 fenomeni arrivano a 200 all’ora.
E il dramma si compie. In tanta folla che sgomita salta e si arrotola, Batman cerca disperatamente di divincolarsi e di appropriarsi del “tastevin”. “Cherchez le tastevin. Cherchez le tastevin. Cercatemi sto maledetto tatstevin” grida tra la folla. Ma cosa è il tastevin? E’ un grande cucchiaio in metallo argentato, usato per assaggiare il vino che viene portato al collo come emblema dagli assaggiatori: i sommelier. Qui viene dato in dono al posto della medaglia solo a chi termina la maratona. Il povero Batman ultimo degli ultimi è disperato, non c’è più nessuno in mezzo a quel caos che si occupi dei maratoneti. Sarebbe dovuto partire per una missione impossibile e consegnare il tastevin 1000 km più in là per salvare quel che resta del mondo (o del giorno), in un lungo viaggio che come nel libro di Ishiguro avrebbe dovuto fare un bilancio dei momenti più significativi della propria vita.
Così dopo essere stato quasi linciato dalla folla Batman con le orecchie da pipistrello basse sparisce nei sotterranei degli spogliatoi del mercato centrale, la muffa se l’è tolta, e si tolto di mezzo. Da allora non l’ha più visto nessuno, dicono che un passaggio segreto sotto il Frejus l’abbia riportato nelle cantine di San Siro. Anche la Stampa lo sta aspettando. Forse è spaventato anche da Joker (Joyce) come recita questo articolo apparso contemporaneamente alla sua scomparsa domenica scorsa sull’inserto Cultura della Domenica di Repubblica https://www.google.it/amp/s/ettoremarini.com/2017/11/19/ho-ucciso-i-supereroi-per-amore-di-joyce/amp/ Addio Batman il tuo “pubblico si è ampiamente ridotto, e oggi è composto soprattutto da uomini di mezza età che non vogliono abbandonare questo prezioso legame nostalgico con l’infanzia. Così il fumetto è diventato specchio di uno stato di arresto emotivo”
Arrestate le emozioni rimango così disperato con le mani nei pochi capelli. Sono rimasto solo, invano mi ripeto le sue parole “Cherchez le Tastevin, Cherchez le Tastevin….”. Sto per risalire sulla Miatmobile e andarmene per sempre dal Beaujolais, quando mosso da compassione come in una favola medievale arriva qualcuno in mio in soccorso. E’ lui, il Cavaliere senza macchia e senza paura, Signore per due volte della Madonna del Sasso Sir Vito Piero Ancora che si toglie dal collo il gran blasone del Tastevin e me lo porge. Gran geste! E così accendo il rombante motore e parto per portare termine la missione impossibile. 1.000 km e più mi aspettano. Il Beaujolais è alle spalle come la nostalgia di una infanzia felice. Ora tocca a me, cosa mi riserverà il viaggio nemmeno il grande cuore di Batman potrà mai immaginarlo.

Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


