di Vito Carignani
Arriva il momento del “punto” dall’ osservazione interiore. Della rivisitazione delle passate esperienze, desumere opportuni riscontri utili al decidere il da farsi con non accentuato scarto d’ errore.
Su ciò riflettevo domenica 15 ottobre nel breve tragitto, in macchina, alla gara della messapica Cavallino, tirata al massimo negli 8,5 km in 55.59.




Era la metà del secolo XX, spesso accompagnavo un mio congiunto alle “Mate”, territorio di pascolo tra San Cesario e Cavallino. Un’ ampia casa rustica, tanti animali, spighe dorate a coprire i campi, filari di tabacco e di ceppi ricolmi di grossi grappoli pendenti. Mi portava anche da altri parenti, al centro di Cavallino. Conservo memoria di una casetta, distante 50 metri dalla partenza della gara. Persone raccolte in ampio ingresso adibito a cucina- pranzo. Un telo di iuta a nascondere il giaciglio di un maialino in crescita. Il tutto in unico ambiente domestico.
Oggi, unico reperto rimasto la Chiesa Maria SS. Annunziata, la navata quasi Basilica di San Paolo fuori le Mura, in dimensioni ridotte.
Grazie all’ acume civico di uomini come Gaetano Gorgoni, Cavallino ha visto stravolta l’urbanistica, per secoli contadina. Museo Diffuso in paese e negli attigui 30 ettari circostanti. Visibili i resti messapici del periodo arcaico, tutto in perfetto equilibrio tra natura, e chiaro senso civico della popolazione: rispetto, tutela, conservazione storica del’ esistente.
Gli 8,5 km di gara: rappresentazione di diversità tra agonismo assoluto e spirito ricreativo nell’ esercizio individuale o collettivo, sviluppo delle capacità fisico- psiche, in piena allegria, dei praticanti amatoriali. Mario Manni, Memorial del Trofeo, Gianni Buonsanti, Cosimo Calasso, evidenziarono al meglio tali diversità.
Conoscenza, consapevolezza dei propri limiti, evitano errori, delusioni.




Alla maratona di Venezia 1993, Salvatore Sarcinella, costretto al ritiro al 35esimo km sul Ponte della Libertà, dopo diversi km corsi a 150 metri da Walter Durbano, vincitore. Limiti non superati a Torino, cui Salvatore giunse al traguardo in 2.29, innanzi a Franca Fiacconi 2.29.30.
Archiviato al meglio il Trofeo dei Messapi, in treno verso Pescara, quest’ anno alla Mezza, dopo 9 maratone corse nella città dannunziana.
D’ Annunzio, come non ricordarlo sabato 21 ottobre, nell’ora di lungometraggio fotografico fatto agli amici del’ Ultra Beach.
Eravamo per tratturo antico al piano,
quasi per un erbar fiume silente
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
Conosce il tremolar della marina!
Ora lungh’ esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
Che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciaqùio, calpestio, dolci rumori.
Ah perché non son io co’ miei pastori?
Domenica alle 9,30 Mezza Maratona. I primi 11 km, segnati sul Ponte del Mare in 1.20; restanti 10 in 1,15. Arrivo in Piazza Salotto 2.35.36.
Test probante di maratona 5.10
Nel durante di gara, la mente ritorna all’estate 1993, mia seconda uscita a Pescara, dopo Venezia dell’ottobre 1992.
Sollecitato dal mio Maestro- mentore Cesare Vernole: “Vito, dobbiamo andare a Pescara, campionato italiano di Mezza Maratona”.
Oggi, splendido lungomare: stabilimenti, Pub, confort. Allora, soltanto spiaggia popolata da moltitudine; andata/ritorno sino al littorale di Montesilvano Marina, giugno infuocato ed arrivo, in rientranza, quasi sulla sabbia tra palafitte poco distanti dalla battigia.
Ricordo: acqua, the, latte, aranciata, trangugiata al traguardo di quei insopportabili 21 km, circondato da bagnanti in bikini, beatamente appollaiate a ridosso della schiuma d’ onda senza limite.
Siamo al 22 ottobre, ormai proiettato alla conquista della mia IV Maratona della Grecia Salentina, a completamento del trittico.
Alle prime ore del sabato: ritiro del pettorale in Piazza del Sole, adornata quasi ad apparire una piccola Piazza del Campo senese. A lato della chiesa matrice San Brizio, indicazione viaria: Via Francigena e via Traiana Calabra: La seconda quale prolungamento del terminale via Traiana a Brindisi, verso Lupiae, oggi Lecce, sino ad Otranto, Porta d’ Oriente. Costa marina frastagliata, chiamata “Calabra” nell’ era di Roma. Per, poi, essere rinominata “Terra d’Otranto” nel tempo del maggiore splendore idruntino dell’impero bizantino. Dopo Lupiae, la Traiano Calabra lasciava i ruderi messapici di Cavallino, Lizzanello, Castrì. Di seguito l’abitato di Calimera, Serra di Martignano, Martano, La Cappella dei Santi Medici a Carpignano, infine, Otranto, crocevia di transito dell’Impero di Bisanzio.




Per trasmettere le sensazioni in questa Maratona, è opportuno sezionarla come fosse quattro gare di 10 km in contemporanea. Nel durante del percorso, presenta riscontri visivi differenti nell’ attraversamento dei 10 comuni. Soleto, Sternatia avvistabili all’ orizzonte per i loro maestosi campanili seicenteschi. Corigliano d’ Otranto e il suo Castelo de’ Monti, baluardo militare del XVI secolo dal profondo fossato, simil a quello di Fontanellato della Maratona de’ Luoghi Verdiani del caro Gian Franco Chittolini. Melpignano col suo intarsiato convento basiliano in vasta area, accogliente oltre 150 mila presenze nell’ agostana serata finale della Notte della Taranta. Ancora Sternatia e le sue “Pozzelle” rifrangenti ai raggi del sole meridiani; residui di antichi pozzi irriganti gli ubertosi orti. Carpignano col suo raro Centro Storico, costellato da interrati Frantoi Ipogei, un tempo animati dal duro lavoro di abili maestranze, dedite alla trasformazione degli ulivi in pregiato olio. Lavoro diretto da vessanti “Nachiri”, direttori dei lavori- La permanenza nel sottostante Ipogeo aveva durata di almeno due mesi.
Dieci paesi dalla struttura urbanistica comune ai Borghi. Km di muri a secco ad unirli tra campagne, quasi orti suburbani costellati da “paiare” fabbricati conici in blocchi di pietra viva ed ” aiere”- ripiani circolari pavimentati sempre da pietra viva, dove i legumi, in pianta ormai secca, subivano la prima trasformazione, separando il guscio dal frutto.
Mietitura, calura estiva tra assordante frinire delle cicale sui secolari ulivi, oggi violentati dalla Xylella per umana incuria, la settembrina vendemmia, sino alla raccolta degli ulivi nelle piogge novembrine.
Tempo d’ incontri, intreccio di umani rapporti, canti, feste condivise, amori spesso traslati in unioni di vita matrimoniali.
La maratona della Grecia Salentina offre una diversità d’ incanto tale, da alleviare sia il tempo nelle mie 5 ore e 54 minuti, sia quello di 2.40.24 del vincitore Luca Quarta.
Chi l’ha fatta, certo tornerà e solleciterà gli amici a vivere tale unica esperienza.
Ringrazio gli amici e amiche venuti da fuori, elencandoli in stretto ordine alfabetico:
Addis Francesco, Cameruccio Simonetta, Cannito Francesco, Capezzera Girolamo, Carbone Jessica,, Castriota Filippo, Ciuffreda Nicola, Dallago Gianni, De Benedetto Dario, Di Gregorio Dario Umberto, Di Leo Maria Rosaria, Di Mastro Matteo Carlo, Di Monte Mario Rocco, Faleo Massimo, Fina Vanessa Elena, Gargano Angela, Genco Giambattista, Giammanco Michele, Gragnaniello Angela, Napoletano Gennaro, Martino Domenico, Palama’ Patrizio, Rebosio Stefano, Rizzitelli Michele, Stefanelli Franco, Trianni Stefano, Zambelli Michele.
Stefaneii Franco e Palamà Patrizio, galatinesi, inseriti essendo provetti supermaratoneti.
Una menzione particolare all’ amico Domenico Martino per la sua innata solarità espressiva, sempre col coinvolgente sorriso, che annulla ogni, anche temporanea, apprensione in chi lo ascolta. Bravo Domenico, sempre così avanti nel tempo.
Batto le mani, come ai grandi direttori d’ orchestra Toscanini, Abbado, Muti, Karajan, Mehta, a Simone Lucia. Ha portato al traguardo di maratona ben 20 atleti: il 9,1% dei 219 arrivati.
Genialità, spirito di accoglienza, condivisione partecipativa, animus, identificazione storica delle Genti della Grecia Salentina è stata riflessa al retro della medaglia: “STI KARDIA PANTA SENA VASTO”. Nella lirica originale in due versi:
MA PU PAO, PU SIMU, PU STEO
E STI KKARDIA PANTA SENA VASTO’
E ovunque io andrò, vagherò, starò
Nel cuore sempre te porterò
Versi miliari del malinconico canto KALI NIFTA- Buona Notte- rivolto all’ amata che mai più rivedrà.
Rara bellezza, liricità. Non blasfemo il nesso al CANTICO0 DEI CANTICI. La riproposizione dell’esperienza di ogni uomo, sempre nuova: l’innamorarsi, l’ansia di cercarsi, la felicità di possedersi, l’abbandono della donazione.
ARRIVEDERCI SEMPRE PIU’ NUMEROSI.


