Come il protagonista del film Gorčakov anche noi abbiamo la nostra missione di compiere un rito salvifico: lui attraversava con una candela accesa la piscina delle acque termali di Bagno Vignoni, noi lo facciamo di corsa con tutti gli obbiettivi e le pupille accese per ricordare questo momento di salvezza. Testimone una scopa di lusso: Fiore Lepore anima informatica del Club.
Più in là le acque fumanti della piscina scendono con una cascata sotto il Ponte della Cassia. I raggi di sole con violenza si infilano sotto il ponte e il vapore ha dei sussulti come fosse un vampiro uscito nella notte.
Col sole negli occhi guardando la valle mi prende la mia personale “nostalghia” mi sento fuori posto in luogo tanto evocativo, una ragazza che passa dice: sindrome di Stendhal. Forse o forse mi sento come il protagonista del film il poeta espatriato Gorčakov, che cerca di superare la propria alienazione spirituale e di ricucire la propria separazione fisica dalle altre persone. Dietro al ponte si apre un orizzonte in cui vorrei perdermi con chi mi ha pagato questo viaggio unico ma che non c’è più. La strada sale a Pienza ci sono tanti fotografi appostati nei prati per riprendere il variare delle sinuosità delle colline dell’alba. Non per niente lungo questa stradina è stato girato il Gladiatore di Ridley Scott, Il Paziente Inglese di Anthony Minghella, Fratello Sole Sorella Luna e Romeo e Giulietta di Zefirelli.
Salire ed entrare a Pienza la città ideale di Papa Pio II Piccolomini vuol dire abbandonare con gli occhi quell’orizzonte ideale fatto di verdi colline, rocche e montagne. Si entra a Pienza con rispetto, perchè Pienza ha i caratteri che spesso si accompagnano a una tensione ideale e filosofica, o a una forte carica utopica. Blasfemo aver messo il ristoro sotto il porticato di palazzo comunale in fronte al Duomo, ma così va il mondo, ma utopie e scope non mi han distolto da una piccola deviazione in una viuzza felice del tempo che fu chiamata via dell’Amore e che poi finisce in via del Bacio.
Segue poi una terrazza panoramica lunga quasi 10 km che porta a San Quirico d’Orcia, luogo meno famoso anche se dicono che: “C’è un paese che ha la speciale caratteristica di essere al centro di paesaggi conosciuti ovunque. Questo paese è San Quirico d’Orcia.
Quando siete in aereo o in treno e viaggiate in paesi stranieri, quando sfogliate le pagine di una rivista patinata o alzate gli occhi a un manifesto pubblicitario affisso in una vetrina o nei muri di chissà quale città del mondo, può capitarvi di vedere un’immagine che ha l’aria inconfondibile di un paesaggio toscano.”
Un paese non ideale ma perfetto anche se troppo pieno di bottegucce e ristorantini “svizzeri” acchiappaturisti. Il percorso ha poi l’ultimo suo tratto interessante che lo porta a Vignoni Alto tra ulivi e strade bianche. Qui all’ingresso del paese sotto un torrione mi fermo a leggere una lapide: “ultimo orrore di guerra, alla vigilia della liberazione, troncò le vostre vite, nel momento in cui credevi che passato il terrore tornasse la pace, inutile strage vi rese alla vostra terra FRATAGNOLI ANGELO, FRATAGNOLI ERINO, ROSSI BRUNO, ROSSI MARISA, ROSSI NARCISA, SALETTI FRANCESCO, SPARNACCI CELSO
il popolo di S. Quirico vi ricorda in questa lapide”. Da soli tre giorni è passato il 25 Aprile ma neanche un piccolo fiore è stato deposto. 74 anni passati sono tanti. Trovo solo due gambe di rosmarino di un bel blu vivo. Faccio due buchi con le racchette e le pianto in fondo bagnandole un po’ con la borraccia. Chissà se qualcuno di quella famiglia sterminata passerà un giorno a ribagnarle?
Poi il Trail diventa Trail e si infila monotonamente nei boschi facendo anche un guado, niente di bello solo il monte Amiata e boschi fino all’arrivo a Castiglion d’Orcia. Qui oltre all’apoteosi del Morellino con le sue 550, un pasta party modesto con dei notabili sul palco che se la contavano su numeri e bilanci come se fossero al congno di Davos. Forse questo è l’orizzonte più spento e meno ideale in cui ci si sente solo dei numeri di una organizzazione rodata.
Si perché c’è molta retorica e professionalità nell’ormai affermato trail senese: “Un sogno lungo 100 km, Tuscany Crossing Valdorcia”.
Prendete ad esempio la webpage che dice: “Gli organizzatori nel disegnare il percorso hanno pensato al viaggio dei viandanti e pellegrini che hanno attraversato a piedi questa terra per secoli e al “Sogno”, perchè correre qui, in queste terre, sarà come essere uno di loro “viaggiatori di un tempo che fu” un sogno ad occhi aperti. Le strade che l’attraversano sono le grandi vie che, in epoca romana, univano Roma all’Oltralpe, la Romea, la Cassia, la Francigena percorsa da Sigerico Arcivescovo di Canterbury e da molti illustri viandanti e guerrieri, testimonianza le fortificazioni, i castelli, le Pievi medioevali ancora presenti sul territorio”.
Si è tutto vero ma non siamo solo dei turisti da brochure patinate. Dopo tre o quattro volte che lasciamo l’animo qui vorremmo andarcene sentedoci unici e portandoci dentro la nostra personale Nostalghia per aver attraversato quell’Orizzonte Ideale all’alba.
Foto:
https://www.facebook.com/pg/clubsupermarathon/photos/?tab=album&album_id=2376207812599544











