Ultra K Marathon, Salsomaggiore. La nebbia rende le cose meravigliose e il cuore sente ciò che l’occhio non vede

L’affermazione di Siani nel noto film “Benvenuti al Nord” si attaglia proprio al caso nostro, all’ambientazione dell’UltraK Marathon; un’atmosfera fiabesca in quel di Salsomaggiore, circondato da dolci e verdi colline, tra le province di Parma e Piacenza, nel cuore del Nord Italia e della Pianura Padana, meta ideale per coloro che cercano un luogo di relax. La località riporta ad altri tempi quando a fine ‘800 le Terme Berzieri diventarono il simbolo della città per le sue acque curative e anche per essere un esempio unico di Art déco termale.

L’UltraK Marathon, appuntamento della terza settimana di novembre, è da mettere in calendario se si vuol provare qualcosa di unico. La gara, tutta su asfalto con partenza e arrivo a Salsomaggiore Terme, è lunga 50 km per 1.200 m D+. Ciò rende bene l’idea di quanto sia dura, con un dislivello quasi da ultratrail.

001Ci ritroviamo tutti al mattino, noi malati di questo tipo di gare, davanti all’imponente Palazzo delle Terme. La temperatura è bassa ma ciò che dà più fastidio e l’umidità che supera di molto il 90%. Alle 8:30 si parte. Dopo un attraversamento della città avvolta nella nebbia, inizia la prima salita e poi giù fino a Scipione dove l’UltraK si divide dalla Salso-Pellegrino. Lo sguardo si perde tra le verdi colline che si dissolvono nella bruma mattutina.

Mentre corro, la nebbia non mi abbandona mai. È fantastico! Correre nella nebbia è una sensazione quasi irreale. La corsa si è alleata con un elemento della natura per me nuovo, l’amica nebbia! Sento voci di persone lontane che si trovano chissà dove e che giungono dolcemente ovattate tanto da sembrare vicine. “Così tra questa immensità s’annega il pensier mio. E il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Con questi pensieri, una salita tranquilla ma incessante ci porta a Vigoleno fin sotto l’omonimo magnifico castello, con un passaggio da favola all’interno del borgo medievale e poi di nuovo giù verso il fondovalle. Si ritorna sul percorso comune a tutte le gare, in direzione Pellegrino dove si arriva senza grossi problemi dopo circa 30 km. Li’ inizia la corsa “tosta” con l’ascesa al monte Canate, uno strappo di 4 km con 300 m di dislivello. Arrivato in cima, mi fermo per una pausa al ristoro allestito dagli alpini.

002Dopo la salita, ecco una discesa da brividi che affronto come al solito in sordina. Solo l’approssimarsi di un atleta che era molto dietro di me mi sprona ad accelerare.

Altra pausa al ristoro prima di attaccare la salita di Grotta per scollinare poi a Cangelasio, 6 km di salita divisi in 2 strappi che dopo 40 km di corsa si sentono tutti. Affronto ora la strada a tornanti già percorsa all’andata in salita. Le gambe girano a mille e intravedo sotto di me Salsomaggiore con il suo bel Palazzo delle Terme, l’agognato arrivo e il meritato pasta party: eccellente pranzo comprendente un ottimo piatto di pasta al sugo e spezzatino con patate, servito con prodigalità dai volontari che attendono anche l’ultimo concorrente.

Buona l’organizzazione con ristori ben gestiti. A parte la carenza di cibi salati, aspetto da non sottovalutare, tutto è filato liscio. Il percorso, segnalato in maniera corretta, ha avuto l’unico difetto, comune a tutte le ultra, di essere in gran parte aperto al traffico.

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