Sulla carta il percorso sembra impegnativo: 125 km che diventeranno 128 a detta dell’organizzatore (ma secondo molti partecipanti ancora di più), stessa cosa dicasi per il dislivello. La giornata, non potrebbe essere altrimenti, è calda per cui si prevede che la notte da passare in corsa (per me le notti saranno due) sarà tiepida.
Dopo qualche ora trascorsa nella scuderia di un antico palazzo adibita a “locale da drink” denominato Dynamo Velostazione, i più fortunati a riposare “stravaccati” (come dicono a Roma) su poltrone e sedie, gli altri sul pavimento, ci avviamo verso lo start di Viale Indipendenza. La scenografia fa venire i brividi: una compatta scia di luminosa accompagnata dagli applausi dei bolognesi attraversa le vie porticate del centro fino a Piazza Maggiore con la magnifica basilica di San Petronio per poi salire per quasi 4 km a San Luca da cui si gode uno splendido panorama. Tornati a valle, ci immettiamo in uno stretto sentiero boschivo costeggiando il fiume Reno. In vista di Sasso Marconi sorgono già le prime difficoltà.
Lungo il percorso incontro Fabrizio, compagno di tante avventure, che non smentisce la sua indole di cinghiale (come d’altra parte si fa chiamare e tale si ritiene) che mi invita a riposare una mezzora in una Land Rover abbandonata. Declino l’invito anche se mi piacerebbe, perché temo troppo i cancelli orari. Da qui in poi si fa veramente sul serio con la scalata al Monte Adone (621 m), contrafforte del Pliocenico sollevatosi dal mare milioni di anni fa con le sue caratteristiche torri in pietra. Ad un bivio mal segnalato ci perdiamo in una decina. Torniamo indietro e l’errore ci fa aggiungere altri 5 km al totale. Sul Monte Adone una particolarità dal punto di vista naturalistico: oltre alla vegetazione tipicamente appenninica, troviamo molte piante di leccio caratteristiche della macchia mediterranea. Ci accompagna una notte fatta di stelle, di suoni e rumori notturni. La temperatura mite e l’umidità del bosco ci consigliano un continuo reintegro sali minerali e acqua.
Ampi spazi aperti caratterizzano questo tratto del percorso tra boschi di castagno e lungo il crinale tra il torrente Savena ed il torrente Setta per poi arrivare a Monzuno ove ci attende il secondo ristoro. Il tempo di prendere un caffè al bar, considerato che è mattina e si deve far colazione con qualcosa di tonificante dopo una notte passata i boschi (un cicchetto agli organizzatori che ci avevano consigliato di portare qualche euro per ovviare forse alle loro carenze), e via verso la Madonna dei Fornelli, piccolo paesino dell’Appennino bolognese che prende il nome proprio dai “fornelli” dei carbonai di un tempo. Inizia un altro tratto in salita e si prosegue su un ampio sentiero esposto al vento. Dopo la discesa successiva a “Le Banditacce” (1.196 m), ecco al 75° km il ristoro di Monte di Fo ove avremmo dovuto trovare un approvvigionamento un po’ più consistente come in tutte le ultra che si rispettino (pasta, riso o brodo). Niente di tutto ciò, sempre gli stessi alimenti per di più raffazzonati in un unico vassoio. In questa parte di percorso si attraversano tratti di selciato di una delle vie più antiche, “la Flaminia Militare”, costruita per unire la Bononia di allora a Fiesole ed Arezzo, citta’ etrusche appena conquistate dai Romani. Si giunge a Pian di Balestra ed eccoci in Toscana attraversando il crinale fino al Passo della Futa ove ci attende il maestoso Cimitero Tedesco ove riposano oltre 34.000 caduti. Siamo nella zona tagliata da quella Linea Gotica che e stata testimone di efferati scontri con un elevato numero di vittime.
Il sentiero corre lungo il crinale in una apparente discesa, poi improvvisamente ci tuffiamo in un tratto ripidissimo aiutati da cavi di sicurezza per poi uscire dal bosco e godere di ampie vedute a 360 gradi. Arriviamo a Monte Gazzaro (1.106 m), con la sua croce bianca da cui si può osservare Fiorenzuola e il Mugello con il suo autodromo ove correranno l’indomani i campioni del MotoGP.
Durante l’interminabile carrabile nel bosco appaiono strane figure che spuntano tra gli alberi (un mio amico ha notato anche delle palazzine) frutto della stanchezza e del solleone che non da tregua. Arriviamo al Passo dell’Osteria Bruciata e poi un ampio sentiero in discesa ci porta a Sant’Agata, un tipico borgo toscano. Siamo nel cuore del Mugello a pochi chilometri dal Lago del Bilancino. Sono allo stremo delle forze. Il ritmo è come quello di un bradipo e i piedi sono doloranti a causa di vesciche provocate dal caldo. Il cuore mi invita a proseguire ma il fisico e a brandelli.
Sono costretto a fermarmi, purtroppo è così, il Signore non paga il sabato. A causa dei troppi chilometri percorsi nelle ultime settimane, prima o poi sarebbe dovuto accadere. Il motore si è fermato anche se momentaneamente. Magra è la consolazione nel sapere che su 330 concorrenti hanno tagliato il traguardo solo 160. Non ce l’hanno fatta in molti, tra cui nomi “eccellenti” anche fra i miei amici.
Ultima candelina sulla torta, all’arrivo in palestra trovo tutti i lettini occupati e sono costretto a dormire per terra. Non dopo essermi incavolato con l’organizzatore che, alla mia affermazione sul fatto che il regolamento prevedesse “una zona relax con brande”, ha affermato che non poteva farci niente.
La manifestazione deve essere molto migliorata sotto l’aspetto organizzativo. La seconda edizione saprà dirci quanto vale questo trail e se avrà un seguito. Nonostante ciò ringazio tutti perchè ho corso in un ambiente che non conoscevo e ne sono rimasto soddisfatto.
Video di Paolo Reali
Video dell’Organizzazione
Il vincitore Alexander Rabensteiner






