Ultramaratona del Tricolore (Reggio Emilia). 25 ottobre 2014. Astuzie della mente

Sabato scorso invece mi è capitato di entrare in un’azienda dall’ingresso riservato al personale. Era lo stabilimento Lombardini di Reggio Emilia, famoso e affermato in tutto il mondo per la produzione di piccoli motori Diesel. Al posto degli operai, dai cancelli di accesso entravano i runner. 002La sicurezza dava dei pass ed era un po’ come timbrare il cartellino. Una volta dentro in bella fila si andava proprio nel mega spogliatoio rubato per un giorno alle tute blu. Una strana sensazione pervadeva il gruppo. Da una parte si andava a fare una corsa come tante, dall’altra si andava cominciare un turno in fabbrica. Guarda caso la 100 km e la 12 ore attaccano alle 8 in punto. Invece della sirena un colpo di pistola. Il circuito è di circa un chilometro e mezzo. Si gira nei cortili dei centomila metri quadri dello stabilimento.

Tanti giri. Tanti gesti ripetitivi. A volte sentivo i ritmi disumani e spersonalizzanti della catena di montaggio di chi qui ci lavora tutti i giorni. Per un giorno ero nei panni di un operaio meccanico. Gira. Gira. Gira. Aspettare, aspettare, aspettare la pausa pranzo oppure il fine turno…Concedersi un momento di riposo e pensare un poco a stessi. Il piacere della corsa che si confonde con il disagio dell’operaio nella moderna civiltà industriale. Run act o job act. Un inconscio contratto sociale dove per tante ore al giorno sia il runner che l’operaio perde la propria libertà a favore di un’entità superiore. Uno per il piacere psicofisico l’altro per la “pagnotta”. Attorno a questi capannoni aleggia una “volontà generale” di sacrificio.

003Il tempo non passa mai. Unica curiosità il fatto di aver incontrato Horst Preisler, il grande tedesco terzo nel ranking mondiale, che a giugno scorso aveva concluso lo strabiliante numero di 1806 maratone, un ragazzino di quasi ottanta anni. Chissà quante corse come questa ha fatto lui? Qualcuno direbbe che palle. Ad ogni curva mi aspetto nuovi orizzonti. Mi ritorna in mente la bella frase densa di libertà che il grande assente della giornata, Ciccio Capecci, riprese e coniò sulla medaglia nell’ultima Maratona sulla Sabbia: LAVORARE LAVORARE LAVORARE. MEGLIO ASCOLTARE IL RUMORE DEL MARE. Cercare i tutti i modi di andarsene. Ad ogni ristoro per fortuna tanto parmigiano e coca cola che creano quella dolce dipendenza cui è difficile sottrarsi. Un micro orgasmo che favorisce l’estraniarsi dello spirito a se stesso. Passa solo metà giro e lo spirito ritorna in sé stesso in un momento di sintesi triste e malinconica sperando nel prossimo parmigiano. Un moto perpetuo. L’astuzia della nostra ragione ci fa andare avanti nella ricerca di questi piccoli piaceri. Abbiamo in testa un piccolo motore Diesel, un bel Lombardini monocilindrico di quelli che costruisce il grande Antonio Tallarita.

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