Ultr’Ardeche 2022

di Michele Zocco

Alboussière, 6 giugno 2022

Ultr’Ardeche: 222km con 4500 D+ in 36:41:06

Una gara stupenda quanto devastante.

Mai un attimo di tregua, una lotta continua contro il mio nemico numero 1: il tempo! Un continuo sali e scendi spacca gambe; quel grafico altimetrico più simile ad un tracciato ECG che ho studiato per tanti giorni e che mi spaventava si è rivelato ancora più massacrante di quanto potessi immaginare.

Si parte alle 6:00 del mattino (con sveglia alle 3:45), con addirittura i fuochi d’artificio; lo staff trasmette gioia e allegria e inizio a percorrere la prima parte di gara in scioltezza in compagnia di Anna. Al trentesimo km circa perdiamo contatto con le crew per via di un tratto inaccessibile alle auto, una lunga pista ciclabile in falsopiano sotto al sole con il caldo che avanza sempre più e l’acqua che scarseggia. Sudo moltissimo e vado un po’ in crisi. Fortunatamente dopo una decina di km le crew ci raggiungono e ci raddoppiano la dose d’acqua da portarci dietro. Raggiungiamo il primo checkpoint al km 57 con 40 minuti circa di anticipo. Da lì ci aspetta una salita non stop di 14km. Al km 63 il caldo è al culmine e l’asfalto si scioglie, le macchine ripartendo lasciano i solchi e le scarpe affondano lasciando le impronte, rischiando così di rovinarsi irrimediabilmente. Saltello qua e là per evitare le parti con più bitume e per fortuna poco dopo le condizioni del manto stradale migliorano. Si continua imperterriti la salita che pare infinita, finalmente al km 71 termina, i piedi sono gonfi e bollenti, inizia un breve tratto in discesa e immediatamente si presenta la sensazione di vesciche ma al km 72 c’è il secondo checkpoint e abbiamo modo di curare preventivamente i piedi con la crema. Sarà solo un’illusione, da lì in avanti la situazione peggiorerà sempre di più. Si riparte, un altro km di discesa per poi risalire ancora per altri 6km. Il caldo finalmente si è affievolito e i successivi km scorrono più facilmente fino al checkpoint del km 96. Tolgo le calze per mettere la crema ma in realtà trovo le prime vesciche di cui una sul tallone piuttosto grossa. Taglio tutto, rimetto la crema, le calze ed esco dal check. Le condizioni non sono buone e ripartire non è più semplice come prima. Mancano 126 km ed è troppo presto per essere in quelle condizioni. Ci sarà da soffrire per troppi km. La consapevolezza di ciò che mi aspetta mi abbatte un po’ ma si continua. Dal km 100 inizia la discesa. 18 lunghissimi km di discesa che danno il colpo di grazia ai piedi. Checkpoint del km 117,5 mi siedo, taglio per l’ennesima volta le vesciche e provo a dormire per 4 minuti. Non faccio in tempo, una leggera brezza mi sfiora la schiena sudata e improvvisamente inizio a tremare come una foglia. I ragazzi mi coprono, mi portano il cambio in fretta e furia e mi danno un telo termico. Imbacuccato ricomincio a salire lentamente, dico ad Anna di andare avanti per non farle perdere tempo, il check successivo è molto stretto e decisivo. Mi accorgo di essere troppo lento e di essere spacciato. Ho perso tantissimo tempo e non arriverò mai in orario. Ci sono 5km di salita, mi scaldo un po’, tolgo il telo termico, poi l’antivento e rimango di nuovo a manica corta. Sto meglio e proseguo fino in cima al km 123 dopodiché consulto l’orologio e mi accorgo di essere in estremo ritardo. È finita. Ci vuole un miracolo. Prima di partire ho messo nel marsupio, per averlo sempre con me, un bigliettino che mi ha regalato mia figlia Arianna con scritto: “ricordati di non arrenderti”. Penso a quel bigliettino, penso a mia moglie Daniela che mi ha sempre supportato, penso a Pier e Seba che mi hanno accompagnato fino a lì e che si stanno prodigando per assistermi nel miglior modo possibile. Penso: “Non sono venuto fin qui per tornarmene a casa a mani vuote”. Mi sale la rabbia, comincio corricchiando la discesa, le veschiche dicono subito la loro, ricordandomi quanto facessero male. Le calpesto in maniera più decisa, fanno ancora più male, aumento il ritmo e sopporto, mi sento indiavolato e scendo giu meglio che posso, torno a correre sotto i 6:30 al km, non mi fermo neanche ai ristori, i miei angeli custodi mi passano tutto dalla macchina affiancandomi. Recupero tutto il tempo perso fino a raggiungere Anna e insieme con estrema fatica arriviamo al checkpoint del km 145 con pochissimi minuti di vantaggio. Simone ci guarda e ci vede spacciati, siamo ridotti davvero male. Mi spiega che il prossimo check è durissimo e con pendenze pesantissime. Sarà necessario correre anche in salita. Tolgo le calze e taglio per l’ennesima volta le vesciche, tutto alla buona e in fretta, mi faccio portare il grafico e controllo. Vero, impresa impossibile! Mentre ho in mano il piede sinistro malconcio esclamo che i piedi adesso faranno quello che dico io, non esiste il ritiro, mi devono sbattere fuori al prossimo check piuttosto. Serve il miracolo n.2, non so come, ma va fatto. In quel momento sento il mondo implodermi addosso, ho come la sensazione che nessuno creda più in me, a quanto pare è davvero impossibile questa volta. Annuncio che proseguo da solo, devo farcela con ogni mezzo e ad ogni costo. Esco subito dal check mettendomi in marcia e corro anche qualche salita, sono preso dallo sconforto, ma la disperazione mi fa andare avanti sempre più veloce. Mi raggiungono Seba e Pier in macchina e gli spiego che ho bisogno di loro come non mai. Ho bisogno che credano in me. Non c’è il minimo dubbio, la loro amicizia è più unica che rara. Si prosegue, un’altra salita da 6km, poi una discesa da 4km e ancora una salita da 4km. Le pendenze sono davvero toste, odio la salita e non vedo l’ora di iniziare la discesa. Appena arriva la discesa non vedo l’ora di finirla ed iniziare una salita. Insomma ormai è una agonia, vado avanti per inerzia. Come se non bastasse è tornato anche il caldo. Ripenso al bigliettino di mia figlia e vado avanti. Pier e Seba si fanno vedere spessissimo e mi danno il necessario per tenermi in vita e arriviamo così con una manciata di minuti di vantaggio al checkpoint del km 176. Non c’è più tempo per far nulla, non tolgo più le calze per curare le vesciche e non metto più la crema anti sfregamento nelle parti intime, ormai è solo una lotta per la sopravvivenza e non ci si può più preservare, sarà una lunga e lenta tortura. Mi aspettano 10km ininterrotti di discesa e bisogna correrli assolutamente. Fa di nuovo caldissimo, a volte mi vengono crisi di sonno, altre volte di nausea, poi cali di zuccheri che i miei angeli custodi risolvono prontamente con i biscotti. Sono esausto. Sono da buttare via. Finita la discesa mi si parano davanti ancora 8 interminabili km di ripida salita. L’agonia continua ma un pizzico di fortuna questa volta mi viene in soccorso, il cielo si annuvola e il clima allenta la sua stretta soffocante. Altre discese e altre salite che non so come ho fatto a superare mi porteranno all’ultimo checkpoint con circa 15 minuti di vantaggio. Lo staff è lì che mi aspetta. Mi fanno i complimenti, sono eccezionalmente gentili e mi scortano al ristoro. Siamo al km 206, mancano solo 16 km e ho a disposizione più di 3 ore. Sembrerebbe fatta, sono più rilassato mentalmente ma completamente svuotato fisicamente. Si ricomincia con una leggera discesa e poi con 3km di salita. Dopo tutto quello che ho affrontato niente di ché penso. Esce di nuovo il sole, sudo tantissimo mi sento troppo debole, guardo l’orologio, siamo al km 210, mi viene il timore di non farcela proprio quando ormai sembrava fatta. Seba arriva subito in mio soccorso e mi da da bere e da mangiare, sto proprio male, mi volto verso la macchina e la vedo muoversi verso di me, gli urlo di fermarla ma la macchina è già ferma mi dice, la riguardo e la vedo muoversi ancora; ho le allucinazioni, lascio perdere e proseguo. Il ristoro volante mi fa riprendere anche se continuo a vedere cose strane ogni tanto e arrivo così al ristoro ufficiale del km 213. Ancora una leggera salita e poi gli ultimissimi 7km di discesa che percorro quasi tutti correndo. A 500 mt dall’arrivo trovo alcuni dello staff ad aspettarmi e corrono con me fino al traguardo dove mi aspettano tutti. Scendo con il tricolore alle spalle e incredulo su ciò che sta accadendo. Taglio il traguardo, urlo dalla gioia, ci sono riuscito! Non ci credo, è impossibile! Sono tutti li, è una gioia indescrivibile, lo staff mi fa la ola, abbraccio Laurent Brueyre l’organizzatore, i miei angeli custodi, poi Simone e Cinzia che hanno scortato la piccola ma temeraria Anna che è arrivata ben prima di me, alcuni urlano forza Italia, rispondo con W la France, due nazioni che si abbracciano sotto unica passione!

Non ci sono parole per ringraziare Pier e Seba per questa nostra vittoria personale. Senza di loro non ce l’avrei mai fatta. Ci tengo a ribadire “Nostra vittoria” al plurale, perché si vince o si perde insieme, siamo una squadra e anche il più piccolo contributo ha portato a questo risultato.

Per quanto mi riguarda vorrei dedicare questa nostra vittoria a mia figlia Arianna che anche questa volta è stata determinante nel farmi arrivare.

Dedico il mio pettorale n.61 a Pier (senza dire il perché a tutti che magari si offende 😂), per la sua amicizia incondizionata.

Sia con lui che con Seba ho condiviso esperienze incredibili e grazie alla corsa abbiamo raggiunto in pochi anni un rapporto fraterno che non si raggiunge neanche in decenni di amicizia.

Un ringraziamento speciale va ovviamente a mia moglie Daniela che mi ha sopportato in tutte le lunghe fasi di preparazione, a Simone che come sempre mi ha seguito negli allenamenti, ad Anna per avermi fatto compagnia fino al km145 e a Cinzia per il supporto.

Al sindaco Mauro Capitanio e al Comune di Concorezzo per il patrocino concessomi, anche questa volta con molto orgoglio ho portato il nostro stemma ad un traguardo molto lontano.

A tutti i concorezzesi e a tutti gli amici che hanno fatto il tifo e che mi hanno seguito da casa mandandomi una marea di messaggi che mi hanno trasmesso ancora più grinta per proseguire.

Allo staff e a tutta l’organizzazione per il loro impegno, dedizione e simpatia! Siete stati meravigliosi e già mi mancate!

Piccola postilla: finendola sotto le 36 ore avrei raggiunto la qualifica per il sorteggio a Spartathlon. Era uno degli obbiettivi e a qualche ora dall’arrivo ho pensato a cosa fare. Era fattibile, tirando fuori di tutto e di più. Era però rischioso perché ero già al limite fisico e una sciocchezza qualsiasi avrebbe compromesso definitivamente il mio arrivo. Inoltre Ultr’Ardeche meritava come unico obbiettivo se stessa.

Non nascondo infine che avrebbe avuto poco senso. Non avrei comunque tentato il sorteggio. Inutile quindi, massacrarsi più di quanto già non fossi. Per come sono fatto cerco di intraprendere una sfida con l’unico obbiettivo di portarla a termine ad ogni costo e in questo momento con molta umiltà dico che non avrei alcuna speranza. Ma il sogno rimane, c’è ancora molto da lavorare e migliorare e con impegno e dedizione sono sicuro che ci potrò arrivare.

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