Il contesto storico offerto dalla vecchia fortezza di Tivoli, la Rocca Pia, le Scuderie Estensi e il grande Anfiteatro di Bleso ha rappresentato il proscenio per i partenti che, dopo un zigzagare nel centro storico, hanno avuto modo di ammirare quella grandiosa e scenografica struttura rinascimentale, contaminazione sublime di arte e natura senza tempo che è Villa d’Este, capolavoro voluto dal Cardinale Ippolito II d’Este.
Da qui in poi non si scherza. Inoltratisi nel bosco, inizia un single track in salita che lambendo ampi prati verdissimi, disseminati di mucche con i loro vitelli appena partoriti, conduce la mandria del trail su in cresta, percorrendo la quale si arriverebbe al paese più alto del Lazio, Guadagnolo (cuatampiolo in dialetto tiburtino) e in cima al monte omonimo.
Ma non e così perchè da qui, dopo aver ammirato i due versanti del costone, ci si butta a capofitto verso il Santuario della Mentorella, costruito nel 594 d.c. su uno sperone di roccia a strapiombo sulla Valle del Giovenzano, meta mondiale di pellegrinaggitra i piùantichi d’Europa.
Qui venne a far visita e celebrare la Santa Messa, nel 1978, papa Giovanni Paolo II ed è in suo onore che il sentiero, da Pisoniano a Guadagnolo, si chiama, appunto, Karol Wotjyla, sentiero da percorrere al contrario in discesa, immersi in un bosco di alberi di cerro. Il luogo è a dir poco incantevole per l’estendersi di un fitto bosco costituito da carpini orientali e da rari esemplari di quercus crenata o cerro-sughera, un ibrido tra quercia da sughero e cerro, una quercia semi-sempreverde, le cui foglie coriacee, persistono durante l’inverno e si rinnovano all’inizio della primavera. Accompagna la discesa un torrentello che, superando grossi massi, dà vita a delle deliziose cascatelle.
Lasciato il sentiero, ci si imbatte in una statua dedicata al Santo Padre, si attraversa con il naso all’insù il paese di Pisoniano, posto alle falde del monte Guadagnolo e ai piedi del Santuario della Mentorella il suo panorama rallegra la vista e l’animo.
La strada si inerpica tra case rurali per poi giungere all’agognato ristoro ricco di dolci fatti in casa. il tempo di respirare in leggera discesa per poi, lasciata la strada asfaltata, inerpicarsi di nuovo verso una cima attraversando uno dei punti più aspri dell’intero percorso, anche perché incombe il caldo; una lunga ed erta ascesa nel bosco prima, e tra roccioni e rovi dopo, per raggiungere il paese non prima però di aver effettuato un breve tratto “alpinistico”.
Tivoli è ancora lontana e il pensiero di non farcela è costante. Si procede percorrendo il primo tratto, già effettuato in partenza, con le gambe che non vogliono più saperne. Per fortuna, la presenza e i racconti di Massimo e Vincenzo distraggono un po’ dalle fatiche. Si passa accanto al paese di San Gregorio da Sassola e finalmente ecco Tivoli, dove Serena attende sino all’ultimo guerriero che si onorerà del titolo di Mandriano, cappello compreso.
Il corpo è stanco, l’animo riposato. La gara è stata dura per il fisico ma salutare per lo spirito e ciò fa dimenticare la fatica e incoraggia a farne altre.
E’ buio ma nel cielo delle Ultratrail italiane è sorta una nuova stella. Spetta a Serena, Massimiliano e a tutti noi mantenerne vivida la fiamma.


