UMILTA’- MARATONA DI BARLETTA 9 FEBBRAIO 2025

UMILTA’- MARATONA DI BARLETTA 9 FEBBRAIO 2025 di Vito Carignani

26 novembre 1995, maratona di Barletta, la mia quindicesima. L’anno successivo, 22 dicembre 1996 di ritorno per la ventitreesima. Col mio Maestro Cesare Vernole giungemmo appena in tempo alla partenza delle 8,30, giusto per il ritiro del pettorale. La mezza sino a Canne della Battaglia, poi ritorno con arrivo allo Stadio. Circa 150 partecipanti, percorso lineare con vista atavici muri a secco delimitanti alberi di olivo, caseggiati contrapposti a campo aperto.

Il Club Super Marathon Italia appena nato, grazie alla tenace abnegazione del forlivese Sergio Tampieri. Tra i fondatori William Govi, che aveva fatto oltre 700 maratone e ci lasciò appena dopo i 50 anni.

La mia prima tessera del Club contrassegnata dal numero 63.

Oggi il Club, Associazione di Promozione Sociale, ha circa 1500 soci, con un raggio di azione diffuso su scala nazionale. Realtà più che consolidata, riconosciuta in seno alla Federazione Italiana di Atletica Leggera e altri Organi Istituzionali del Settore.

Il presidente Paolo Gino Francesco- 520 tra maratone ed Ultra- in virtù delle proprie innate doti manageriali, sviluppate in ambito professionale, ha inserito quei lineamenti tipici caratterizzanti la gestione aziendale: programmazione, finalità, raggiungimento del risultato ottimale, grazie al concreto supporto delle risorse umane in essere.

Un esempio esplicativo attinente: la posizione/funzione assunta dal caro amico Massimo Faleo in seno alla struttura. Dinamico, essenziale, sempre disponibile, in totale applicazione operativa, su scala nazionale, nelle varie sedi di gara.

Trasferimento in macchina con l’amico Antonio Specchia; arrivo a Barletta nel primo pomeriggio. Alloggio in modernissimo appartamento in pieno centro storico, con ritiro del pettorale a breve distanza. Gratificante la disponibilità, spirito di accoglienza verso il forestiero. Pur nel rispetto delle regole, l’atteggiamento dei singoli cittadini porta ad un generale benessere civico.

Percorrendo una via principale raggiungo ampio spazio vuoto, delimitato da ringhiera metallica di tubi innocenti con affissa epigrafe di un tragico evento di storia locale. Il crollo di un palazzo in via Canosa con 58 morti e 12 feriti, il 16 settembre 1959. Tra le vittime la moglie di un vice direttore del Banco di Napoli di Lecce, dove ero stato appena assunto.

Il bello della diretta è che si può sbagliare; in maratona l’unica certezza è partire, di seguito pur attraversando luoghi apparentemente in focosa compagnia, mai tralasciare, nel durante, l’incertezza nel percorso. Lo stato di confusione è sempre negativo, non porta a propositiva risoluzione che consenta di finire la gara.

Il leggendario antesignano della Maratona, Leonida, forse morì dopo aver annunciato la vittoria sui persiani in quella Piana, per quante volte aveva sbagliato strada prima di giungere ad Atene.

Riconoscere, comunque, il contributo degli altri ti consente di sperimentare il fascino di tale iconica avventura; ciò implica una non comune dote di umiltà. Il consolidato equilibrio interiore acquisito nel tempo fa fronteggiare, superare le difficoltà del momento con lucidità, consapevolezza e raggiungere l’obiettivo.

Sul cartello del nono km, come fosse stato aggiunto quanto detto da Paolo e Francesca a Dante nel canto quinto dell’Inferno: “galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante”. Al contrario, con circa venti compagni d’ avventura, tra cui i Pacer dei 5 e 50 abbiamo continuato. Visto passare Alberigo De Cecco a velocità, per me, estrema. 11esimo km cronometro 01:18; proiezione sui 42, 04:40. Andava bene finire anche 6 ore e 15 minuti.

Proseguendo, ci troviamo di fronte… il ventesimo. Smarrimento, fermati, passato oltre un quarto d’ora: improperi, espressioni rabbiose, delusione. Pareri contrastanti se proseguire o meno. Infine con decisione, commista a pacatezza convinco i più tornare al “famigerato” nono km. Imboccata a retta via, fatti, credo, circa 9 km dell’area industriale, rientro lungo il litorale.

Giungo al traguardo in 06:48 dopo fatti, credo, 3/4 km in più con mezz’ora oltre il tempo prefissato.

Enzo Cascella, ringrazio per l’iscrizione alla mia 29esima Maratona di Roma, ha scritto “a caldo” che questa è stata l’ultima esperienza. Continuerà a partecipare alle gare come atleta, senza impegni personali organizzativi.

Da parte mia, dopo “digerita” tanta scottatura, il suggerimento che guardi, introspettivamente, l’evento. Non credo debba assumere responsabilità proprie. Intangibile l’impegno, serietà, competenza, passione profusa in decenni nel settore.

Ciclopica presenza nello stadio Cosimo Puttilli di 1500 anime ammucchiate. Partenza in ritardo per non arrivo puntuale del Sindaco, con l’annuncio della Sua presenza nel mentre uscivo dalla pista sulla strada urbana. Grande folla di atleti: oltre 1000 della 21 km e 372 classificati alla maratona, dei quali il 56% oltre cinquantenni. Ovvio era necessaria una capillare segnaletica di direzione orizzontale lungo tutto il percorso. In mancanza, all’Ultra del Gran Sasso, invece di Campo Imperatore si andrebbe a Farindola per gustare il canestrato dei mondi della Laga.

Per quanto detto, non è giusto, onesto, corretto colpevolizzare una sola persona.

Forza Enzo Cascella: vai avanti per il bene di questo tanto bistrattato Settore Sportivo.

Il parere nel commento col cuore di Domenico Martino” …………………. ma veniamo alla critica che tutti hanno fatto. Da premettere che la mia personalmente è costruttiva. Sbagliare è umano non è il caso di puntare il dito a chi poteva fare del meglio” credo che qualsiasi organizzatore vorrebbe l’eccellente riuscita” Purtroppo è successo ma sono certo che la prossima edizione verrà fuori il meglio.

Non sono io a dire cosa e come fare ma con l’aiuto di tutti troveremo la soluzione.”

Concordo Domenico.

Dopo solitaria percorrenza in campo aperto, resto incantato dallo struscio di moltitudine di volatili in coltura agricola prospiciente il ritorno in città. Uccelli variopinti di media stazza a beccare, famelicamente, la piantagione.

Antonio Specchia mi ha detto trattasi di Parrocchetti dal Collare, alias pappagalli di colore verde e giallo. Stanziano nelle Cascine a Firenze, Roma tra gli alberi di Pino, nei campi del nord barese, al parco della Reggia di Caserta, sperando senza violare I Bagni di Venere.

Con la predisposizione al gusto del Bello, la Maratona offre di tutto.

Sbagliato il ritiro al sorgere d’inconvenienti non in relazione allo stato fisico soggettivo. La maratona è misurarsi con le proprie capacità di resistenza, sopportazione della fatica fisico/mentale. L’ obiettivo è il traguardo, pur nella piena solitudine, magari dopo l’estremo giro di pista finale.

Chiara Marzella a Domenico Martino “Grazie amico mio per avermi soccorsa al 25 km. Ti sei fermato almeno 10 minuti per aiutarmi: Sei un Grande!!!”

Domenico Martino “10 minuti in meno non mi cambiano il risultato era di dovere ed è stato un piacere carissima Amica mia. Questa è la mia gara prevale l’amicizia più del Crono e il finale ancor di più aver tagliato il traguardo con te”.

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