immaginazione, con eccezionale verve e comunicabilità che anche il sermone
diventa una telecronaca vivissima e al contrario un qualsiasi racconto si
tinge di umanità e spritualità. E’ stato tra l’altro una volta alle 10in10
correndosi una delle 13 maratone che ha fin qui portato a termine, ricerca e
coltiva tra le tante sue occupazioni anche quella di tessere i rapporti tra
un gruppo di parroci che amano l’atletica: il suo ultimo libro “Preti sempre
di corsa” ne è un esempio (www.pretisempredicorsa.it).
Ma veniamo ai fatti. Tra le tante iniziative varate da Padre Castrilli nei
mesi scorsi c’era la prima edizione del Campus Running. Anche se tentato era
lungi da me pensarci di partecipare perchè andava in scena dal 2 al 10
agosto periodo di solito da me dedicato alla serie del Lago d’Orta che
quest’anno mi avrebbe occupato addirittura dal 1 al 20 agosto. Spesso
s’incontra il proprio destino nella via che s’era presa per evitarlo e Covid
o no mi son iscritto son sceso a Messina per vivere il Campus Running.
La sede del Campus è il Centro Agape dei Missionari Oblati di Maria, una
comunità di missionari Oblati in una piccola frazione di Messina: Gesso. Si
tratta di una vecchia fattoria ristrutturata negli anni ottanta tra la
natura rigogliosa con una splendida vista dall’alto su Stromboli, le Eolie e
il golfo di Milazzo. Una struttura dotata di una decina camere per gli
ospiti, un piano intero per i residenti e grandi spazi comunitari, chiesa,
soloni cucina e refettorio, più terrazze panoramiche esterne, in somma una
location ideale per la manifestazione, anche in periodo di distanziamento
sociale. Proprio per il distanziamento il programma del Campus, organizzato
insieme a un gruppo di runners di Villafranca Tirrena (ME) nel mese di
gennaio, ha subito vari cambiamenti a causa dell’emergenza sanitaria.
Gesso è una piccola frazione della città di Messina, servita da una stazione
ferroviaria, situata sul versante tirrenico dei monti Peloritani tra Messina
e Villafranca Tirrena. A valle nell’entroterra c’è una bella stazione
ferroviaria immersa nel verde e ben curata, con un bellissimo ponte in
mattoni che varca la vallata. Da Gesso il panorama è mozzafiato e specie al
tramonto si tinge di un arancione che potrebbe essere un incendio in cui le
isole Eolie spuntano dalle braci.
Tra le varie attività del Campus il 4 agosto sveglia alle 3 e partenza alle
4 per un Pellegrinaggio a piedi con partenza dal Centro Agape e arrivo al
santuario mariano di Dinnammare a 1127 metri s.l.m. .14km con 900 metri
circa di dislivello in quasi tre ore di cammino percorsi con una ventina di
runners prima nell’oscurità e poi nei bagliori dell’alba. Ricordo due
Salvatori che mi accompagnavano tra mille chiacchere di Salvatore e
Salvatoreddu, e due belle ragazze Lucy e Clementina.
Più salivamo più la si faceva chiaro più la nebbia si faceva fitta.
Arrivati in cima alle 7 dal piazzale della chiesa di Dinnamare non si vedeva
a un palmo. Da qui si può ammirare la città di Messina in tutta la sua
grandezza e lo stretto nella sua maestosità. Volgendo lo sguardo sul
versante Tirrenico, è invece possibile osservare la baia di Milazzo le
vulcaniche Eolie
Ma la nebbia e il freddo gravano sugli astanti. Ma poi durante la
celebrazione della messa presieduta da mons. Cesare Di Pietro, vescovo
ausiliare di Messina, concelebrata da Padre Castrilli le nebbie si sono
levate e lo splendido panorama sull’area dello Stretto si è dischiusa ai
nostri occhi come se la Madonna avesse fatto la Grazia. Il nome Dinnammare
deriverebbe dal termine latino “bimaris”, poiché dalla sua vetta è possibile
godere della visuale dei due mari, Tirreno e Jonio
Negli altri giorni del Campus allenamenti mattutini nei luoghi più belli
della costa, partendo dai laghi di Ganzirri a Messina con bagno a Torre Faro
proprio tuffandomi nell’onda dove i due mari si toccano. Poi sui litorali di
Villafranca, Barcellona, Milazzo fino a Patti e Tindari.
Domenica 9 agosto coi partecipanti al Campus ci siamo recati all’Etna per
partecipare al Trail della Galvarina (18,5 km con 750D+) e ad un walktrail
di 8 km. Un avvincente percorso su sabbia, sterrato e cenere lavica che è
stato teatro anche di un’ultramaratona di 60km. Io l’ho fatto con Carmelo e
Jenny alla fine per caso ho incontrato Elena Cifali che erano anni che non
vedevo e la moglie di Santo Pagano. In collegamento con Daniele Alimonti
assieme a Padre Castrilli non senza difficoltà abbiamo mandato in onda
l’ultima triste partenza virtuale delle 20 maratone della speranza,
denominata “Venti di dono, Venti di Speranza”, proprio dal Rifugio Sapienza
mentre l’Etna, “A Muntagna” tuonava.
Nei pomeriggi e nelle sere tante gite e piccole celebrazioni con gli ospiti
del Campus e altri ospiti esterni che si sono aggregati. Qualche visita è
stata fatta al Campo di Atletica di Barcellona Pozzo di Gotto teatro della
gesta di un altro atletico Parroco: Padre Vincenzo Puccio. Inarrestabile e
prestante dal plastico gesto atletico qui gareggiava nei 5.000 e 10.000
metri con ottimi piazzamenti. Manifestazioni organizzate dall’Amatori Duilia
e dall’entusiasta Emanuele Torre con cui non è detto che al prossimo Campus
non si organizzi qualcosa insieme sulla distanza della Maratona.
Interessante la conoscenza degli altri Padri che fanno parte della comunità
di Gesso. Il Bergamasco Padre Ermanno parroco in un quartiere di Messina con
l’hobby dell’orto e per i cui pomodori a cuore ci ho lasciato il cuore. E
poi gentilissimi padri Pasquale e Pasqualino due napoletani di cui ricordo
ancora l’ottimo caffè preparatomi prima di partire e il cui sapore conservo
ancora.
Al Campus hanno partecipato una coppia di Roma Paolo e Luciana dell’Atletica
Vaticana con cui ho condiviso passeggiate e corse di allenamento qualche
granita con brioches, arancini etc. e poi i cannoli. Quel che mi mancherà
di più è la cucina in cui la cuoca della casa Antonella abbozzava dei piatti
semplici ma eccezionali veramente mettendoci i prodotti dell’orto che
confina con la porta che da sui fornelli. Dice Paolo in una sua lettera: “Il
giorno della partenza, dopo i saluti, ti prende per un attimo un nodo alla
gola: sembra che saluti i tuoi familiari o gli amici più intimi che forse, a
Dio piacendo, rivedrai il prossimo anno. Un Campus all’insegna della
fraternità, semplicità e accoglienza (in questi momenti che viviamo ce n’é
veramente bisogno), gli allenamenti in luoghi meravigliosi: insomma una
bella vacanza di riposo. E se andando via sembra che lasci un pezzettino del
tuo cuore, vuol dire che sei stato molto bene”.
Correndo un giorno in un allenamento solitario nei dintorni di Gesso sento
una auto che frena di colpo. Un sussulto e uno spavento mi prendono
all’improvviso: stavolta mi rapinano la borraccia! L’auto ingrana la marcia
indietro e rifrena poderosamente accanto a me. Dall’auto spuntano due
baffetti ben curati bianchissimi: “Paolo ma come non mi riconosci”.
Difficile tra il sudore e lo spavento capire a chi appartenessero quei due
baffetti. “Sono Domenico. Domenico Pino”. A quel punto lo riconosco è uno
dei nostri soci storici di Bologna. Gli dico che ci fai qui? “Io sono di
Gesso” e io gli rispondo “E io sono rimasto di sasso”. Così il destino ha
voluto che ci incontrassimo in posto così distante dopo che il covid ci ha
tenuto così lontani. Poi nei giorni successivi Domenico saputo del nostro
Campus fece visita alla Comunità degli Oblati un paio di volte con un gruppo
di runner/camminatori portandoci degli ottimi gelati.
Un altro bel ricordo sono i 4 novizi e i due padri che li accompagnavano
durante una breve vacanza che li portava dalla loro scuola di formazione dei
missionari Oblati presso Marino (Roma) in giro a visitare le varie comunità
Italiane. Due Spagnoli, Carlos e Gonzalo, Petru un Rumeno e Rosario un
Calabrese. Quattro ragazzi davvero d’oro dai grandi propositi e il cui
profilo nella purezza giovanile vede davanti ancora un lungo cammino per
diventare uomini di Chiesa più o meno “santi”, più o meno devoti, comunque
costretti a confrontarsi, almeno per il momento, con una dimensione
tremendamente terrena, degli anni passati nello studio e nel servizio.
Sognano tutti di andare in missione e di cambiare il mondo, una vera forza
che qualcosa o qualcuno gli ha dato e che trasmettono con un entusiasmo
infinito.
Ad accompagnare i novizi due loro docenti: due padri. Marcello dalla fluente
e simpatica inflessione romanesca in cui le spiegazioni teologiche si
intrecciavano con favole moralistiche alla Trilussa per la gioia dei
commensali. Il Messinese ex ingegnere Padre Francesco invece era molto
serioso e dalla statura fisica e morale imponente. Vigilava sul gruppo con
occhio fermo e attento, tanto da farlo apparire un vecchio inquisitore,
fintanto che… una sera in cui si organizzò una grigliata con molti ospiti
esterni prese la chitarra e dimostrò tutto il suo lato umano sfoderando le
meglio canzoni siciliane per finire con una strabiliante New York New York
di Liza Minelli.
La stessa sera conobbi molta altra gente tra cui un vecchio professore di
matematica, il professor Catalfamo, anche lui runner e giudice Fidal e
arbitro di calcio da decenni e memoria vivente del podismo locale. Una vita
passata ad insegnare in giro per l’Italia dalla Val Camonica a Bergamo con
infinita di aneddoti e storie di vita. Prima di andare in pensione insegnò
per un lustro a Stromboli in una piccola scuola media con tutti i disagi, i
pregi della vita da isolano.
Fu proprio lui a stimolarmi e nonostante il caldo e il tutto esaurito mi son
concesso durante il campus anche un paio di giorni nella mia tanto amata
Stromboli. Ci andai perché trovai una stanza per pura fortuna. Caso volle
che il padrone della struttura che fa anche da ottimo Ristorante che si
chiama la Lampara fosse l’unico abitante di Stromboli a far maratone, a
detta sua. Il suo nome Carlo. Anche qui un segno del destino. Dopo
l’eruzione del 4 luglio 2019 purtroppo la spettacolare salita notturna alla
bocca del vulcano è ridotta a una passeggiata a lato di metà sciara da cui
si però si vedono bene le esplosioni cicliche. Anche qui ricordo con piacere
i racconti della rocciosa guida Alpina il Trentino Rolando che mi ha fatto
ripercorrere dei sentieri spettacolari.
Questo è stato per me, come per altri compagni, il Campus di Gesso,
un’esperienza che mi ha riportato indietro di tanti anni. Alla vita di
comunità che si faceva da ragazzi, cucinare lavare i piatti e condividere
giornate piene di emozioni e di insegnamenti diversi. L’ultimo giorno
eravamo rimasti in pochi io e i 4 padri che vi risiedono e hanno passato qui
il lockdown. Riflettevo che questa dimensione rarefatta riesce a dare spazio
a quelle cose a cui spesso non pensiamo, verità sono proprio a fianco a noi,
anche se non ce ne accorgiamo o alle quali non diamo peso. Spesso i silenzi
valgono più di mille destinazioni, in una comunità dove si interagisce con
persone che hanno intrapreso una lunga vita spirituale.
Benvenuti a Gesso!!






















