Un fine settimana lungo e diverso

Questa volta è cominciato il venerdì alle ore 20:00, quando mi sono recato al Teatro Comunale Curci di Barletta, costruito 140 anni fa ad imitazione del San Carlo di Napoli, dove a Pietro Mennea è stato consegnato il premio “Barletta città di sfide”. Per due ore ha raccontato la sua straordinaria avventura sportiva, fatta di trionfi, sconfitte, duro lavoro e lealtà. Il suo 19’72’’ sui 200 m, battuto dopo 17 anni, è tuttora primato europeo. Un’infinità gli aneddoti, le osservazioni, i commenti, le critiche, tutte contrassegnate da alta etica morale. Un fiume in piena, travolgente e tremendamente sincero. Due frasi, apparentemente marginali, mi hanno impressionato e permesso di classificare l’uomo. “Sono orgoglioso di aver fatto parte dell’Avis Barletta, una società squattrinata, fino ai campionati europei: poi è stato impossibile, perché snobbato, anzi schiacciato, dai grandi club”. “Sono orgoglioso delle 48 ore che vanno dall’eliminazione nella semifinale dei 100 m all’oro dei 200 m di Mosca: ho trasformato una sconfitta in vittoria”. A carriera conclusa, ha continuato a correre nella vita: plurilaureato, docente universitario, parlamentare europeo, autore di libri.

foto 2Il sabato l’ho dedicato alla casa. Molti pensano che non ce l’abbia, invece ne ho anch’io una. Avvicinandosi la stagione fredda, ho fatto controllare l’impianto di riscaldamento ed ho eseguito altri lavori casalinghi.

Domenica, mi sono levato ad un’ora tarda (si fa per dire, alle 6:30). Ho annusato il caffè, esaltandomi al suo aroma, ed ho compiuto anche l’atto, accessorio per me, di berlo; ho mangiato biscotti fatti in casa, frutta fresca, e via in macchina per 113 km a Castellaneta, per partecipare ad una gara del Corripiglia.

In realtà, in questo piccolo paese del tarantino che ha dato i natali a Rodolfo Valentino, il 9° Trofeo Città di Castellaneta era cominciato la sera del sabato. E’ usanza associare la gara ad una manifestazione di tipo sociale. Quest’anno, si sono raccolti fondi per l’associazione “Disabili no limits”, che si occupa dell’acquisto di ausili per i meno fortunati che vogliono fare sport. Per l’occasione, è stata invitata una madrina d’eccezione, Giusy Versace, presidente della Onlus.

foto 3Giusy Versace, quand’era studentessa in lingua a Reggio Calabria, ha subito un’amputazione bilaterale al terzo superiore della gamba in seguito ad un incidente stradale. Ha reagito alla disavventura, s’è allenata con le protesi ed è diventata primatista europea dei 100 e 200 m.

Ad intervistarla, presso il Museo Valentino, Marco Marchei, ex maratoneta con un personale di 2:11:47, olimpionico nel 1980 e 1984 ed attuale direttore di Runner’s world Italia.

Tutto l’uditorio è rimasto a bocca aperta ad ascoltare la dolorosa ed esaltante storia di Giusy. Non volava una mosca quando ha accennato ai momenti terribili in cui ha lottato contro la morte, alla voglia di riappropriarsi della vita, ai successi sportivi, al suo impegno nel sociale.

La domenica mattina, a lei l’onore di dare il via alla gara. Sono partite prima le 129 donne, tutte schierate davanti agli uomini. Cinque minuti dopo, è stata la volta degli uomini. Confuso fra gli oltre mille partecipanti, mi sono disperso fra le tortuose vie del centro storico, ho visto le sue case aggrappate all’orlo della gravina, oasi naturale che delimita per due terzi la periferia della città. Dopo averla percorsa in lungo ed in largo per 9,600 km, sono piombato sul traguardo, provato dal duro percorso collinare.

Tornato a casa, ho acquistato dolci e caldarroste; ho consumato un abbondante pasto domenicale, annaffiato con rosso Barletta, che l’uva di Troia rende vigoroso. Poi mi sono straiato sul divano, ho preso il caffè e l’ammazzacaffè, e non mi è mancata la pazienza di vedere le banali trasmissioni televisive. Non m’è dispiaciuto trascorrere a casa un fine settimana diverso.

 

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