Un tranquillo weekend di corsa: Putignano e Martinsicuro

Si parte da Santeramo, che Raffaele ci mostra orgoglioso. Il paese ha circa 26.000 abitanti ed è conosciuto come la “Svizzera d’Italia” per il bassissimo tasso di disoccupazione, grazie alle Industrie Natuzzi, leader nella produzione di Divani, quotate in borsa a Wall Street, ed al loro indotto. Non piacerà agli inglesi, ma Santeramo è anche conosciuta come la “Città della carne di cavallo” con le sue numerosissime rosticcerie, dalle quali già al mattino i profumi si levano.

foto 2Attraverso rari boschi e una campagna caratterizzata da una maglia ordinata di muri a secco detti “i parate”, arriviamo a Gioia del Colle, 28.000 abitanti, famosa per l’aeroporto militare, gli ottimi formaggi e il Castello Federiciano, di origine bizantina ma ampliato da Federico II di Svevia intorno al 1230. Qui nacque la leggenda di Federico II e Bianca Lancia, l’unica donna che riuscì a conquistare veramente il difficile cuore di Federico. I due si conobbero nel 1225, durante il matrimonio di Federico con Jolanda di Brienne e mantennero per molti anni una relazione clandestina da cui nacquero i figli Costanza, Violante e Manfredi. Secondo una leggenda, durante la gravidanza di Manfredi, per gelosia, Federico tenne rinchiusa l’amante in una torre del castello di Gioia del Colle. La principessa non poté resistere all’umiliazione; vinta dal dolore, si tagliò i seni e li inviò all’imperatore su di un vassoio assieme al neonato. Dopo di che, “passò ad altra vita”. Da quel giorno, ogni notte, nella torre del castello, detta ora Torre dell’Imperatrice, si ode un flebile, straziante lamento: il lamento di una donna offesa che protesta all’infinito la propria innocenza. Pasolini scelse il Castello per girare alcune sequenze del film “Il Vangelo secondo Matteo”. Inoltre, al piano terra c’è il museo archeologico nazionale, che raccoglie interessanti bronzi di stile corinzio che costituivano parte dell’armatura di guerrieri del V secolo a.c. provenienti dallo scavo nel sito di Monte Sannace. Purtroppo, qui vicino avvenne la strage di Marzagaglia dove, nel 1920, vennero uccisi 6 braccianti e il giorno dopo, per ritorsione, tre possidenti. Da qui, in quegli anni difficili, partì per New York un certo Silvestro Stallone, nonno di Rambo.

foto 3Raffaele ci conduce ad Alberobello, icona della Puglia, con tutti i suoi trulli unici al Mondo. E’ bello perdersi, in questa limpida mattina di marzo, nel bianco abbagliante e le pietre dei tanti tetti conici che si spingono nel blu. Veramente ingegnose queste abitazioni se si pensa che sono nate così, completamente a secco, per eludere Imu/Ici del XV secolo, che si imponeva solo alle case costruite con la malta. Chissà se riescono ancora a farla franca, adesso che sono diventate, dal 1997, Patrimonio dell’Umanità.

Ecco che ci appare da lontano, adagiato su una lunga collina, Putignano. Le prime sei ore dedicate al passeggio, le seguenti sei alla corsa.

Alle 14:00, parte la 2^ 6 ore di San Giuseppe. I partecipanti sono 207 e si gira per un chilometro e trecento metri dentro questo bel paese, accogliente come un salotto d’inverno. Dividiamo i nostri passi con un funerale, due lunghissime messe delle palme, dei musicanti con fisarmonica e canti popolari. Il pubblico, multiforme e gioioso, cambia ad ogni giro, facendola assomigliare ad una corsa in linea. Ottima l’organizzazione. Poi si fa sera e si accende l’enorme carro allegorico del famoso carnevale locale. Fa un pò freddino, ma il pubblico aumenta e la corsa finisce tra la folla osannante.

foto 4Giusto il tempo per cambiarsi, e via verso la prossima avventura. Cinque ore di guida verso nord e arriviamo nella comoda casa di Francesco per riposarci un attimo. La mattina ci aspetta Martinsicuro per la tredicesima edizione. Sorprendentemente, come ci aveva preannunciato durante l’ultima visita in ospedale a Brescia, troviamo come ospite di onore il mitico Beppe Togni, giunto fin qui in ambulanza.

Il clima è quello del ritrovarsi fra amici, per una scampagnata. Non c’è Calcaterra vincitore delle due ultime edizioni, che ha avuto un incidente la sera precedente, ma niente di grave. Si parte facendo i primi chilometri sulla strada nazionale, poi si arriva sul mare, dove un vento teso da nord alimenta una bella mareggiata. Niente sentieri, laghetti, stradine di campagna, tangenziali o parchetti di periferia, ma da qui in avanti tutto mare, sole e vento.

Così ad ogni chilometro, a forza di respirare iodio e sferzati dai marosi e dalla schiuma che quasi lambisce questo lungomare solitario e silenzioso, ci sentiamo dei delfini in libertà. Forse io e il grande Massimo Faleo l’abbiamo tirata un po’ lunga tra foto e chiacchiere, ma in fondo l’obbiettivo era chiudere la doppietta e passare una bella giornata.

C’è da dire grazie alle bravissime cuoche villarosane, che ci hanno rifocillato abbondantemente con dei paccheri al sugo di pesce…slurp. Peccato sia finita. Adesso altri seicento km. Lassù è piovuto per due giorni e forse continuerà a piovere per quaranta giorni e quaranta notti…..

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