E’ infatti possibile lasciare ad ogni check point (uno ogni circa 25 km) una drop-bag con cibo ed altro materiale utile per la gara: batterie per il GPS, lampada frontale, cibo – da buon italiano, conoscendo la qualità del cibo in scatola fornito dall’organizzazione francese mi sono portato per ciascun check point 100 gr. di parmigiano e due fette di prosciutto crudo sottovuoto -, calze, medicazioni per le vesciche – o quanto sono utili!- , scarpe – sono partito con un paio “comodo ” misura 44 e 2/3 ed ho finito col quarto paio numero 47.5 – (un amico giocatore di basket mi ha gentilmente ammorbidito le scarpette facendoci qualche decina di chilometri…), ed altri materiali di conforto.
E’ tutto pronto, peccato però che alle sette della sera precedente la partenza, per un problema al computer dell’organizzazione, solo sei concorrenti sono riusciti ad inserire nei GPS portatili le coordinate per seguire la rotta (e trovare le tende con cibo e acqua…)!
Panico totale (il mio pessimo inglese e l’inesistente francese non aiutano…) ma tutto si risolve miracolosamente dopo un paio di ore con l’intervento (a domicilio) di un tecnico di computer (trovato non so come nel nulla…!). Credevo di essere abituato (per una precedente gara di 333 km corsa l’anno precedente con lo stesso staff) al miracoloso compiersi di un rarefatto disegno organizzativo del signor GESTIN… ma questa volta la mia fede ha vacillato…
La mattina seguente ci si alza di buonora…io e Pippo cerchiamo di stemperare la tensione che monta….la foto di gruppo precede un minuto di raccoglimento…un ultimo pensiero commosso alla famiglia e poi, alle nove più o meno in punto, si parte; direzione: sempre dritto puntando decisamente verso il nulla.
Sono subito in testa con un gruppo di altri due concorrenti (tra i quali una signora canadese di 51 anni che ha vinto prima assoluta la precedente edizione e che sarà la mia compagna di corsa per i primi 400 Km circa!) e, vista l’andatura, ci danno per morti nei prossimi chilometri….la benzina è tanta e, vicino al mio ritmo di allenamento, fiducioso mi faccio trasportare dalla bellezza del paesaggio. La sabbia è piuttosto molle, io corro senza ghette ma una modifica al modello di scarpe (hanno aperto una piccola finestrella in punta, ad altezza sabbia …), presente sui numeri grandi che non ho potuto usare negli allenamenti su sabbia, mi fa iniziare una infinita fatica mentale dovuta al fatto che dopo i primi 60 chilometri di fondo abbastanza duro, sono costretto a fermarmi ogni 7 km circa per svuotare le scarpe…con la mia compagna che si guarda bene dal rallentare (mi tocca quindi pure recuperarla…). Nonostante ciò, sostando ai check point il minimo indispensabile (non più di dieci minuti…) siamo sempre in testa…per ingannare la noia e la fatica cerchiamo di comunicare, cantiamo… per la gioia del cameramen dell’organizzazione che di tanto in tanto ci incrocia (quando il terreno permette alle macchine di percorrere le soffici dune…).
La fatica è tanta e, dopo un giorno intero senza dormire, iniziano le allucinazioni…io vedo per terra dei pezzi di puzzle, mi chino, prendo la sabbia tra le mani, la sento scorrere tra le dita, ma vedo cadere a terra i pezzi del puzzle…la cosa più assurda è che anche Alicjia vede le stesse cose! Mi viene il dubbio che la rotta che vedo sul GPS sia un sogno…mi lavo la faccia e continuo a correre sperando che sia statisticamente improbabile avere due allucinazioni identiche contemporaneamente…credo che quando sei da solo nel deserto non possa fare altrimenti che farti trasportare dalla natura…I piedi stanno moderatamente bene (più di una vescica per dito non puoi avere…) ma un dolore al ginocchio destro (un problema nato dal “lungo” di 150 KM.. corso in allenamento…) mi costringe a fermarmi al C.P…. la mia compagna di viaggio mi lascia ed io decido di dormire un pò…mi sveglia l’organizzatore dopo circa un’ora e, dato che il dolore è scemato ( la bandelletta ileo tibiale – bastarda – si comporta così…) decido di ripartire seppur molto preoccupato (ho coperto “solo” circa 160 km, figuriamoci cosa altro può succedere…) tuttavia mi sento bene e, avendo cambiato l’appoggio con un piccolo sottotacco, riesco a correre rilassato …quando arrivo al C.P. successivo scopro che Alicjia non è ancora arrivata (possibile?!) e quando vedo che sta per entrare nella tenda le faccio cucù facendole prendere un mezzo infarto (pensava che fossi un fantasma…anche se poi mi dirà che si è persa ed ha impiegato un sacco di tempo a ritrovare la strada…).
E’ calata la notte e riprendiamo insieme attraversando cordoni di dune piuttosto ripide e con dei ” buchi” molto pericolosi (se ci finisci dentro ci metti una vita a risalire perchè le pareti franano in modo incredibile, come ci confermano gli sforzi di un piccolo scarafaggio….). Procediamo a buona andatura per tutta la meravigliosa notte di luna piena che mostra con orgoglio due inquietanti anelli luminosi (tipo anelli di Saturno). Io penso che sia una simpatica allucinazione, ma la canadese mi spiega, credo, che si tratta invece di un raro evento astronomico….il fondo tra le dune è discreto e solo l’incontro con migliaia di orme di cammello (dopo un pò trovo il giusto modo di “usarle”) rende la corsa impegnativa…. Abbiamo coperto quasi 250 km.
Per avere notizie sulla nostra posizione chiamo col satellitare in dotazione mia moglie in Italia (a giugno mi sono sposato e corro con la bandiera legata allo zainetto con sulla parte bianca una foto del mio matrimonio e quella della prima ecografia della mia futura figlia …! – i francesi sono impazziti per questa trovata ed i tuareg tifano tutti per me-) che segue su internet la gara…gli organizzatori francesi non sono molto felici che il forte atleta sponsorizzato da loro sia dietro di quasi due ore e non ci danno notizie…siamo un pò sotto pressione per questo e quando arriviamo all’Arbre du Tenerè, ci prende un colpo: all’andata abbiamo sostato in una grande tenda blu ma, adesso, il GPS ci dice che il C.P. è vicino al pozzo mentre lì, a circa trecento metri, c’è solo una piccola capanna di paglia con due Tuareg (forse pastori) che imperturbabili ci guardano seduti fuori dall’ingresso….ci guardiamo in faccia ed Alicjia chiama al telefono Gestin gridando di fermare la gara perchè il C.P. non c’è…non capisco tutta la conversazione (in realtà neanche Gestin perchè non parla bene l’inglese e qualcuno traduce per lui…) ma dai toni , giustamente, è piuttosto dura….siamo fermi da oltre mezz’ora appoggiati sul bordo del pozzo quando mi viene un’idea geniale…mi dirigo verso i due Tuareg e scopro che é QUELLO il C.P. (certo che ai nigerini poteva venire in mente che, FORSE, due persone con zaino e pantaloncini, in pieno deserto, PROBABILMENTE, potevano, MAGARI, essere concorrenti della gara per la quale loro erano li !?!).
Il paesaggio sta cambiando, dopo i piattoni iniziali, i cordoni di fastidiose dune e la sabbia molle (intorno all’oasi di Fachi sembrava di correre e camminare nel fango !!! ).
Adesso ci avviciniamo al massicio dell’AIR e le rocce iniziano ad essere frequenti…al calare della sera abbiamo la sorpresa di essere raggiunti e superati dal francese Fayol, poco dopo un C.P. ai piedi di una simpatica montagna da salire…giusto il tempo di una telefonata rigenerante a mia moglie e poi via…sono così felice che sia finita la sabbia (con le continue soste…) che lascio Alicjia (che si ferma al successivo C.P. a dormire) incapace di accelerare l’andatura e compio quello che sarà il mio capolavoro….dopo aver mangiato e bevuto a tempo di record (sul registro vedo che il francese è ripartito da meno di 20 minuti…) inizio a correre su un terreno brutalmente sassoso, saltando da una pietra all’altra (spesso non c’è lo spazio fisico per poggiare il piede a terra, tra milioni di sassi neri tondeggianti che luccicano alla luce della luna….) fino a quando, dalla cima di una collinona vedo il francese giù nella valle che cammina lungo il sentiero che aggira la montagna…decido allora di spegnere la frontale (la luna piena farà il suo dovere…) e di tagliare dritto fino al C.P. seguente per risparmiare qualche chilometro….corro quindi su e giù per tre montagne e relative vallate senza mai voltarmi.
Nel mio silenzioso procedere quasi mi scontro con una gazzella che non mi ha sentito arrivare (un incredibile complimento da parte di Madre Natura ), quando arrivo al C.P. con la maglia bagnata, mi spoglio e mi concedo un’ora di sonno sotto la calda coperta che fino ad allora ospitava il Tuareg che nel frattempo mi sta preparando il caffè…quando riparto il francese è appena arrivato e, avvolto nella coperta di sopravvivenza, attende il suo turno per la coperta.
Io sono fresco ed eccitato…riprendo a correre su un bel fondo duro e, quando mi accorgo dell’arrivo di un fuoristrada, corro ancora più veloce e col sorriso sulla bocca e la battuta pronta …. mi sento bene e corro con una facilità disarmante….la moglie del mio amico Pippo Ruffino che segue la corsa con l’organizzazione, mi incita dalla jeep e mi regala nuove e fresche energie…. quasi 500 km. sono stati percorsi ed inizio la mia lunga cavalcata solitaria lasciando stupefatti gli organizzatori che, logisticamente impreparati, sono in difficoltà nell’allestire i check-point che vengono montati per me e poi smontati e rimpiazzati con calma da dietro.
Attraverso un villaggio di poche capanne interrompendo in maniera del tutto inaspettata il gaio chiacchiericcio di tre giovani donne intente ai lavori quotidiani…. dopo lo stupore iniziale mi salutano con un timido sorriso mentre io mi inchino facendole ridere…sono molto belle e ben vestite, con stupendi orecchini d’argento….penso che piacerebbero molto a mia moglie….fuori del villaggio capito in un piccolo boschetto di alberi spinosi nei quali si impiglia continuamente la bandiera (ma dove cavolo è la pista?), mentre cammelli al pascolo abilmente mangiano i teneri germogli protetti dalle spine…. percorro anche uno strano ” viale ” ombreggiato da alte piante che isolano perfettamente dal forte vento, mentre uno sciame di mosche decide di prendere casa sul mio cappello…me le porterò dietro per quasi 15 chilometri!
Quando arrivo all’ultimo C.P. chiedo al Tuareg se è finita…lui ridendo mi dice di si…io chiamo mia moglie per comunicargli che incredibilmente ho vinto…ma, un momento…l’arrivo non era nella città di Agades? ….mancano ancora quasi trenta chilometri! Il francese della logistica molto gentilmente mi consiglia di riposare e di farmi una bella dormita mentre il Tuareg, da dietro, mi fa segno di correre via…ho paura di essere pressato da dietro ed il francese si rifiuta di darmi informazioni (dice che solo chi è dietro conosce i distacchi!)…anche mia moglie non sa nulla. Riprendo quindi a correre come un forsennato….a causa della mia piccola frontale non riesco a seguire la pista e taglio in mezzo a campi coltivati (credo zucche o meloni….) facendo una gran fatica ad attraversare una distesa di grossi ciuffi di erba….vedo delle luci che alla mia sinistra si muovono verso la grossa antenna dell’aeroporto che si vede in lontananza…la mia mente lavora a mille nel riconoscere la frontale del francese seguito dai fari dei mezzi dell’organizzazione…
Quando arrivo, la sera del 5 dicembre alle 21.30, ad Agadez (sbaglio l’ingresso della città e – dato che il Gps non lavora bene tra i muri delle case – chiedo la strada a tre sbigottiti ragazzi del posto che gentilmente mi accompagnano a piedi fino all’albergo dove è situato l’arrivo) ad aspettarmi c’è solo l’organizzatore poichè cameramen e fotografo non hanno fatto in tempo ad arrivare…il secondo concorrente arriverà solo il mattino seguente dopo 12 ore e 20 minuti da me, mentre l’ultimo concorrente dista più di 220 km da Agadez!
Che dire…uno spettacolo, che assaporo a pieno col passare dei giorni quando vedo nelle facce dei runners che arrivano quello che nessuna parola può esprimere.
Alla premiazione (una sella di cammello che faticherò a far passare in aeroporto…) capisco veramente quello che ho fatto…non so come, ma l’ho fatto.
Solo 8 ore di sonno in tutta la gara, circa 15 litri di acqua bevuta al giorno, 1.5 kg di parmigiano consumato ogni giorno (oltre al cibo fornito dai francesi…) quasi 40°C di giorno e solo 4°C di notte, 6 chili di peso persi durante la gara (e recuperati dopo oltre 4 mesi, nonostante la concomitanza delle feste Natalizie…), carovane di cammelli che si materializzavano dal nulla e che sparivano nella sabbia sollevata dal vento, incontri con bambini nei villaggi attraversati (mi hanno offerto le “vitamine” Tuareg – ricotta di cammello unita a datteri sbriciolati! -, incroci con camion stracarichi all’inverosimile……con a bordo i profughi libici diretti sulla costa per imbarcarsi sulle carrette per l’Europa – passano dal deserto per non incontrare la polizia…- , randevu con cammelli dallo sguardo imperturbabile e vagamente divertito, un quasi scontro, di notte, con una gazzella che non mi aveva sentito arrivare ….questi sono alcuni dei flash di questa incredibile esperienza, durissima mentalmente ed atleticamente, frutto di tre mesi di duri allenamenti (a base di fatica, lacrime e sangue…) seguìto dal fido preparatore Roberto Funicello che, da quasi tre anni, si diverte a prepararmi per queste “strane” gare per le quali il ruolo di cavia e sperimentatore si confondono.
Anche dal punto di vista economico le cose sono state abbastanza complicate (solo di scarpette – correndo mediamente 130 km. a settimana! -), nella totale indifferenza nei confronti di uno sport dall’immagine così pulita da non poter reggere il confronto con gli sport “maggiori”.
Comunque la luce del deserto, con i suoi tramonti fiammeggianti, i colori delle sue varie vite ed il profumo del suo vento mi hanno pienamente appagato e riempito il cuore e gli occhi della certezza di essere stato, insieme ad un manipolo – 32 circa – di altri baroudeurs, un privilegiato viaggiatore dell’estremo.













