UNA ROMA DRITTA


Ma sì, andiamo! Tanto avrei passato la domenica a rigirarmi nel letto…
Magari arrivo al parco e poi me ne torno a casa!
Zaino, acqua, cappellino e naturalmente maglia nuova e via. Non fa nemmeno
tanto caldo dopo il temporale di ieri, e c’è una bellissima brezza.
Arrivo sull’argine, per fortuna asciutto, ed inizio la mia camminata verso
San Giuliano. I primi tre chilometri, diciamolo, li odio: la stradina
sull’argine è stretta, e per non rompermi le caviglie sono costretta a
camminare in mezzo all’erba. I ciclisti non mancano, ed ogni volta che
stanno per sorpassarmi suonano i loro maledetti campanelli per chiedere
strada… Strada che è larga due metri, io occupo quaranta centimetri,
possibile che non ci passi? All’ultimo avrei dato una bella spinta facendolo
finire dentro il fossato, sinceramente!
Al quarto chilometro la strada si allarga, finalmente. Alzo lo sguardo e…
fantastico: cielo limpidissimo, montagne all’orizzonte a destra e laguna a
sinistra, cespugli di more in via di maturazione e alberi di ciliegie
selvatiche.
Un’ora dopo sono al parco. Riempio la bottiglia con acqua fresca e faccio un
giro sulla pista esterna, quella che si affaccia sulla laguna, rimanendo
seduta sull’argine a godermi aria e sole per almeno dieci minuti. E poi la
pigrizia prende il sopravvento, decido che dieci chilometri scarsi per oggi
sono abbastanza e me ne torno a casa in autobus

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