Una Ultramaratona da Favola! Rapone (PZ), foto di Simone Trinelli 02-09-2018

Tutti gli abitanti di quel posto incantato, dai più vetusti ai più giovinetti, tramandavano di generazione in generazione storie, leggende e fiabe e le raccontavano anche ai forestieri, i quali rimanevano alle volte affascinati ed incantati, alle volte intimoriti e sconvolti. Parlavano di lupi mannari, streghe, spiritelli, draghi e gnomi che si nascondevano tra di loro o trovavano rifugio nell’immediato sottosuolo. Non temevano queste presenze, anzi erano molto affezionati a loro, perché avevano appreso che comportandosi correttamente e soddisfacendo le loro piccole richieste si sarebbero guadagnati la loro amicizia.
Quei racconti giunsero alle orecchie di due giovani avventurieri che passavano di lì per caso. Essi erano molto in gamba e si distinguevano per il temperamento creativo e lo spirito organizzativo. Per accattivarsi queste misteriose e spesso inquietanti creature e con l’intento di allontanare da quel posto ogni sortilegio, decisero di preparare in loro onore una grande festa, con annessa una corsa podistica. Quella fu la volta della “Masciara”, strega buona e probabile vicina di casa, che sapeva trasformarsi all’occorrenza, per vendetta, ripicca o rancore, in portatrice di disgrazia e di sventura.
Tutti si misero al lavoro per la buona riuscita dell’evento. La sera prima apparecchiarono nella piazza principale del paese un prelibato banchetto, composto da ogni specialità gastronomica abbinata ad abbondante vino locale ed accompagnato da un concerto di musica e parole particolarmente suggestivo e coinvolgente. La considerevole altitudine rendeva l’atmosfera alquanto fresca e frizzantina, nonostante il periodo fosse ancora quello estivo. La compagnia era molto piacevole e l’ora si fece tarda.
La notte corse veloce e presto lasciò spazio alla mattina, momento clou della manifestazione. Allestirono una lauta colazione in piazza, a cui prese parte gente venuta da ogni parte della nazione. In molti si cimentarono nell’arduo compito di percorrere più volte un circuito di 2,900 km; i più coraggiosi lo completarono per ben quindici volte, fino a realizzare 43,500 km, distanza che regalò alla competizione il nome di “Ultramaratona delle fiabe”. Quell’anno sul tracciato spiccavano i cappelli delle streghe e le sagome delle loro scope.
A consacrare quell’avventura, rendendo unico ed indissolubile il sacro con il profano, poco prima della partenza, due sacerdoti avevano recitato la “Preghiera del Maratoneta”, che si era innalzata fino a raggiungere il cielo, quale ringraziamento a Dio ed al tempo stesso richiesta di nuove forze.
Il percorso era impegnativo, le salite ripide ed altrettanto le discese, le curve frequenti e repentine. Nonostante ciò, i concorrenti non si diedero per spacciati al minimo segnale di fatica, portavano con sè quella resilienza che solo chi corre indossa: strinsero i denti quando la stanchezza aveva iniziato a farsi sentire e si mostrarono ancora più tosti allorché la pendenza del terreno si era rivelata più irta.
È cosa certa che tutte quelle magiche presenze convogliarono verso il “Bene”: unanimi coadiuvarono i concorrenti al superamento di ogni ostacolo e trasmisero fiducia a chi aveva intenzione di darsi per vinto.
Le bellezze del luogo contribuivano in maniera fondamentale ad attribuire pace e carica positiva in chiunque lo attraversasse, anche solo con lo sguardo. In certi tratti la strada appariva agli occhi di chi la percorreva come un immenso belvedere che offriva un panorama a tutto campo al quale non era facile sottrarsi. Il villaggio, affacciato sulla profonda vallata, era contornato dalle vicine alture dai differenti colori, a tratti scuriti dall’ombrosità provocata delle nubi che sorvolavano rapide e leggere. L’aria, ventosa ed a volte portatrice di brevi raffiche di pioggia sottile, trascinava con sé un delicato e suadente profumo rubato alle piantine di lavanda nei vicini boschi.
Al termine della fatica, un gruppo di giovani “masciare” incoronò gli atleti giunti al traguardo con preziose medaglie riportanti l’effige del misterioso personaggio. A conclusione di quella simpatica iniziativa, i partecipanti si rifocillarono con un adeguato pasta party, a cui seguì la distribuzione di premi e coppe ai concorrenti più veloci e di targhe commemorative dedicate ai più assidui.
Questa bizzarra tradizione, tramandata nei secoli, è giunta fino a noi di pari passo con le fiabe, che tuttora riempiono l’aria di quella località fatata, ove dimorano con radici ben salde certuni valori fondamentali, primi fra tutti il rispetto per l’ambiente, l’orgoglio delle proprie origini e lo sport come mezzo di condivisione e di amicizia.
Inutile dire, che da quel tempo lontano, tutti gli abitanti ed i visitatori di quel bel paese vissero per sempre felici e contenti.

1.preghiera maratoneta

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