Oggi ricorrono anche i due mesi esatti dalla mia ultima uscita ufficiale. Da allora solo sporadiche corse in casa o nei meandri dei box. Ma visto che tra 3 giorni dovrebbe allentarsi parzialmente la stretta sull’attività fisica all’aperto decido di “celebrare” l’avvenimento sfruttando i 200 metri concessi da casa, ovviamente con bandana a coprire naso e bocca.
Un primo timido passo nel lungo percorso di ritorno alla normalità o, meglio, di normale convivenza con il virus. Comunque una grande segno di speranza e, proprio per questo ho deciso di vestirmi di verde, maglietta, pantaloncini e bandana.
La partenza è fissata per le 16.30. Le solite occupazioni domestiche (in questo campo non c’è festa dei lavoratori che tenga) hanno occupato tutta la mattinata e oltre. Il cielo è leggermente velato e rende gradevole la temperatura. Per l’occasione il GPS tornerà ad aiutarmi nel misurare le distanze e, ahimè, i tempi.
Parto senza un obiettivo, solo lieto di correre i primi passi in “quasi” libertà dopo tanto tempo. Sul marciapiede c’è diversa gente a passeggio, più di quanta pensassi e di quanta mi piacerebbe incrociare. Così, visto che in compenso non girano automobili mi metto a correre sulla sede stradale.
Dopo poco più di un chilometro la bandana inizia a farsi sentire. Non solo per il caldo, ma perché rende ancor più difficoltosa e affannosa la respirazione. Pazienza, mi ci devo abituare, per noi lombardi sarà così anche dopo il 4 maggio e mi sembra inutile sprecare la bellezza di questa piccola conquista in inutili polemiche o disobbedienze.
Il percorso non è certo vario e non offre panorami memorabili. Un po’ meglio degli angusti seminterrati dei box condominiali in cui ero ultimamente recluso, ma non tale da alimentare fantasia o meraviglia. Così mi dedico ad ascoltare il mio corpo e le sensazioni di questa corsa.
In queste settimane ho fatto di tutto per tenermi in esercizio, da solo o con amici in video conference, per cui mi sentivo “in forma”. Invece bastano poche centinaia di metri per farmi ammettere che aveva ragione chi mi diceva “Quando tornerai a correre ti troverai a ripartire da zero”. Ecco forse non da zero, ma per molti aspetti mi sembra di essere tornato indietro di un anno e mezzo, quando ho iniziato a correre e mi sembrava una impresa fare 5 chilometri in poco più di mezzora.
Non siamo a quei livelli, ma per quanto allenati, si vede e si sente che i miei muscoli non sono più abituati alla corsa. Per scelta vado tranquillo senza spingere, ma stimo che due mesi in casa mi sono costati circa 1 minuto al chilometro. Pazienza, ritroverò il passo e il ritmo, qualunque sia il tempo che ci vorrà.
Quello che ritrovo invariato è la soddisfazione e il senso di libertà che mi dà la corsa… e la fatica. Sicuramente l’effetto bandana non aiuta, ma dopo 6 chilometri inizio a sentire una vocina sempre più insistente che mi dice “Fermati… tanto basta anche un metro…”, ma una maratona per quanto virtuale, resta tale e c’è sempre un momento in cui vorresti mollare e poi stringi i denti e vai avanti… fino all’arrivo.
E così faccio anche io e arrivo a completare 10,59 chilometri, coprendo quasi esattamente un quarto di maratona.
Anche il GPS sembra fuori allenamento: per quanto abbia fatto un percorso regolare e privo di curve, la traccia che ne verrà fuori sembra fatta da un ubriaco in cui non ci sono due giri uguali (anche come lunghezza). Poco male, non verrà omologato come circuito, ma la soddisfazione è lo stesso tanta. E speriamo che pian piano anche il mio GPS trovi il ritmo giusto.
Marco Bertoletti



