E’ sempre una grande emozione partecipare ad una maratona, ma la Trinidad Alfonso EDP Valencia Marathon sa dare qualcosa in più.
Era febbraio quando ho deciso di acquistare il pettorale tramite un agenzia specializzata e così, ho comprato per me, moglie e figlia, il pacchetto completo di cinque giorni in questa città che non conoscevo.
Era tanto che desideravo correre questa maratona dichiarata, ancora una volta, la gara con il circuito “mas llano” d’Europa, ossia il più pianeggiante d’Europa e il più veloce di tutta la Spagna, ma ho sempre rimandato per un motivo o per un altro.
Giovedì 16 novembre partiamo per Valencia in aereo ho il piacere scambiare due chiacchiere con Giorgio Calcaterra, testimonial del team dell’organizzazione, e già conosciuto in varie altre ultra.
Arrivati alla meta, approfittiamo per un giro in centro, giusto per prendere confidenza con la città e assaggiare l’immancabile paella valenciana, poi di corsa verso La Città delle Arti e delle Scienze, un complesso architettonico composto da cinque differenti strutture, suddivise all’interno delle aree tematiche arte, scienza e natura, progettato dall’architetto Santiago Calatrava e costruito sul vecchio letto del Turia.
Un esempio di architettura organica che, grazie a tecniche d’avanguardia, armonizza gli elementi della tradizione mediterranea del mare e della luce con i contenuti attraverso un contrasto di colori; l’azzurro dell’acqua e il bianco del cemento.
L’Expo è realizzato all’interno del Museo delle Scienze Principe Felipe, un edificio la cui forma ricorda vagamente lo scheletro di un enorme dinosauro.
La sera ci raggiungono Alfio, simpaticissimo podista di Rimini che riserba per il giorno della maratona una delle sue piacevolissime sorprese ed Elga, la moglie. Con loro e con un altra coppia, conosciuta sul posto, condivideremo questo nostro viaggio e sarà l’inizio di un’amicizia. Il running è anche questo: incontrare e conoscere persone con le quali sorridere e divertirsi senza parlare di tempi e performance varie…Sembra di conoscerli da sempre.
Già il giorno prima della gara si svolge una “passerella” di 5 km lungo il vecchio letto del fiume; la Breakfast Run, che ci dà modo di assaporare il clima “caliente” dell’indomani.
La domenica arriviamo sul campo di partenza in largo anticipo, così abbiamo la possibilita’ di prepararci a dovere e riscaldarsi con tutta calma.
La partenza è scaglionata in quattro gruppi che partiranno a distanza di circa 6 minuti l’uno dall’altro.
Il primo via è dato alle ore 8:30, a seguire il secondo alle ore 8:36, il terzo alle ore 8:42, infine il quarto alle 08:48.
Negli attimi prima di partire la tensione aumenta e sale l’adrenalina sempre più per poi arrivare al colpo di pistola che mi libera finalmente da tutte le tensioni dei giorni prima, dai dolori in tutto il corpo determinati dall’ansia, per lasciare il posto alla concentrazione necessaria al raggiungimento di quell’estasi che solo chi fa gare del genere può assaporare. Pronti via…ed è un susseguirsi di emozioni; due ali di folla ci sostengono sin da subito.
La fatica dei 42 km è mitigata dal calore di questa città incredibile, dalla passione che traspare nei volti di decine e decine di bambini che tendono le loro mani come a voler incrociare quelle dei campioni. E perché no, la partecipazione a questi eventi ci rende in effetti tali, tutti sullo stesso piano dei primi.
I miei amici mi dicevano “Vai a Valencia e corri 42,195 km e quando sentirai i dolori possederti non preoccupartene, ci sarà sempre il popolo valenciano che con il loro “animo animo” ti condurrà al traguardo”. Quest’affermazione ha trovato conferma quel giorno, una fiesta impressionante fatta di musica colori e partecipazione vera da parte del pubblico. Passo alla mezza con un buon margine, come riferimento cronometrico ho la maratona di Ravenna chiusa finalmente sotto le 4 ore, tutto procede per il meglio e sento che l’obbiettivo fatidico si può raggiungere.
Il tifo all’approssimarsi del centro diventa da stadio, i lunghi e larghi rettilinei sono invasi da masse urlanti di persone che inneggiano ognuno al proprio beniamino e con le loro braccia protese si stringono verso noi corridori, aprendosi poi al nostro passaggio come il Mar Rosso fece con Mosè. E’ il nostro Stelvio, la nostra Cima Coppi, il nostro momento di gloria è tutto per noi e nessuno può privacene. Cartelli, bandiere, trombette, orchestrine che suonano gradevoli musiche di tutti i generi è tutto un frastuono che ci serve da incitamento.
Man mano che i chilometri scorrono la stanchezza incombe, tra il trentacinquesimo e il quarantesimo chilometro è il momento più difficile, ma poi tutto svanisce. I battiti cardiaci e le gambe aumentano ad il corpo sembra più leggero per l’emozione che provo nello scorgere i miei familiari. Accelero, il cartello indicante il 41° km è lì proprio li davanti a me, solamente 1 km e 195 metri mi separano dalla fine.
E’ la sublimazione della fatica, ora c’è solo emozione, il magone in gola, i brividi in tutto il corpo e un pianto irrefrenabile, convulso, di felicità, di gioia, di commozione ma anche di liberazione. Una curva secca e siamo agli ultimi 200 metri da correre lungo quella splendida passerella azzurra sull’acqua.
Anche questa è stata la mia Maratona di Valencia… oltre a tante altre emozioni…
Per la cronaca il keniano Sammy Kirop Kitwara ha vinto la 37^ edizione della Maraton Valencia Trinidad Alfonso, evento IAAF Gold Label Road Race, con il nuovo record del percorso di 02:15:15; seconda posizione per il connazionale Evans Chebet in 2:05:30, e terzo posto per l’etiope Deriba Melka in 2:06:38. Tra le donne successo per l’etiope Aberu Mekuria con il crono di 2:26:17.
Al 25° posto il migliore degli italiani, Alessio Terrasi del GP Parco Alpi Apuane, in 2:19:49; 32^ posizione di Giovanni Gualdi del Corrintime in 2:22:08.
[Chi volesse dare una sbirciatina al bel servizio fotografico e turistico della Citta’ delle Arti e delle Scienze a Valencia – Sonia Darici photographer – clicchi qui. NdR]
Clicca qui per le foto (di Paolo Reali)


