Fatti i primi cinque chilometri, mi sono infilata dentro l’ospedale
civile, ho fatto la mia buona azione mensile donando quasi mezzo litro di
buon sangue, e poi mi sono fatta altri tre chilometri, finché non sono
crollata dal caldo e me ne sono tornata a casa. Nel frattempo, alcune
meraviglie di Venezia: i gonfaloni appesi alle finestre, i gabbiani
appollaiati sopra il leone di San Marco come piccole vedette lombarde,
fontane trasformate in vasi per i fiori, e la statua di Niccolò Tommaseo che
i veneziani chiamano affettuosamente “el cagalibri”: la statua, a causa di
un errato baricentro, una volta collocata sul piedistallo continuava a
cadere, così lo scultore Barzaghi, per risolvere il problema, inserì una
pila di libri proprio sotto il cappotto, così da bilanciarne il peso; questa
aggiunta divertì molto i veneziani che, famosi per la loro mania di
affibbiare appellativi a tutto e tutti, lo soprannominarono “cagalibri”.


















