E’ inutile cercare di descrivere Venezia con proprie parole. Per quanto ci si sforzi, non riusciremo mai ad essere originali, si è già scritto o detto tutto ciò che è possibile scrivere o dire. Rimane più semplice riportare alcuni commenti di uomini illustri o famosi, che ben rispecchiano le varie diversità.
Alcuni giudizi sono negativi. Guccini infierisce: “Venezia che muore, la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi Venezia la vende ai turisti. Venezia è un albergo, San Marco è senz’altro anche il nome di una pizzeria, la gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra. Venezia è anche un sogno, di quelli che puoi comperare. Venezia è un imbroglio che riempie la testa soltanto di fatalità. Del resto del mondo non sai più una sega, Venezia è la gente che se ne frega!”. Anche Karel Čapek va giù pesante: “Arrivato in Piazza San Marco non ho potuto liberarmi dalla opprimente sensazione che non fosse un luogo reale, ma il Lunapark dove deve svolgersi la notte veneziana. Aspettavo soltanto che cominciassero a gemere le chitarre e il gondoliere cantasse. Por fortuna il gondoliere ha taciuto, ma alla fine mi ha derubato agitandomi davanti agli occhi il suo tariffario”. Concludo questa prima carrellata con Dario Vergassola: “A Venezia, far pipì in un gabinetto pubblico costa, in alta stagione, tre euro. Non resta che sperare nell’acqua alta, così te la puoi fare addosso gratis”.
Altri, pur riconoscendone la bellezza, si esprimono con ironia: “Venezia; beltà lusingatrice e ambigua, racconto di fate e insieme trappola per i forestieri” (Thomas Mann). “È il posto più romantico del mondo ma ancora meglio quando non c’è nessuno” (Woody Allen). “Firenze è una città per sposi; Venezia, per amanti; Torino, per vecchi coniugi che non hanno più nulla da dirsi” (Pitigrilli).
Ma la stragrande maggioranza dei visitatori (io sono fra questi) giudica Venezia in termini superlativi. Eccone alcuni: “Se dovessi cercare una parola che sostituisca “musica” potrei pensare soltanto a Venezia” (Friedrich Nietzsche). “Venezia! Esiste una città più ammirata, più celebrata, più cantata dai poeti, più desiderata dagli innamorati, più visitata e più illustre? Venezia! Esiste un nome nelle lingue umane che abbia fatto sognare più di questo”? (Guy de Maupassant). “Sul fare del giorno le stelle sbiadiscono d’invidia vedendo emergere dalla nebbia gli incanti di Venezia” (Mieczysław Kozłowski). “Vivere a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro” (Peggy Guggenheim). “Indossa occhiali da sole molto scuri, proteggiti, Venezia può essere letale. In centro storico la radioattività estetica è altissima, ogni scorcio irradia bellezza” (Tiziano Scarpa). “Mi piace assai riandare con la mente a Venezia, a quella grande realtà sorta dal grembo del mare come Pallade dal cervello di Giove” (Johann Wolfgang von Goethe).
Per finire, una sintetica descrizione storico-geografica di Eileen Power. “Venezia è situata nel punto più interno dell’Adriatico, a metà strada fra Oriente e Occidente. Porto mediterraneo, eppure così a nord da trovarsi quasi nel cuore dell’Europa, Venezia era il punto su cui convergevano tutte le vie di traffico terrestri e marittime che potessero essere percorse da bestie da soma o solcate da navi. Ma se la geografia aveva dato a Venezia una posizione senza pari, i veneziani fecero il resto. Per tutti i primi anni della loro storia sfidarono Costantinopoli a oriente, e il Papa e il Sacro Romano Impero a occidente: a volte rivolgendosi a uno, a volte all’altro, ma sempre ostinatamente attaccati alla loro indipendenza. Capaci, se minacciati, di ritirarsi nelle loro isole. Consapevoli sempre che, per essi, l’avvenire si trovava sul mare. Erano occidentali e orientali insieme, questi veneziani: cuori caldi nell’amare e nel conquistare, teste fredde nel progettare e nel governare”.
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Insieme a Venezia viva e vegeta, anche la sua maratona scoppia di salute. Con 5.906 atleti classificati, 1.300 in più rispetto al 2016, la Venice Marathon si conferma la terza più partecipata dopo Roma e Firenze. Unico neo quest’anno, il grave errore dell’organizzazione che ha fatto sbagliare strada al gruppetto dei primi impedendone in tal modo la possibilità di vittoria.
Ma per tutti gli altri la 32^ edizione della Venice Marathon non può che essere stata molto positiva. Difficilmente al mondo esistono percorsi più belli. Che ti facciano assaporare per i primi 17 km la magia della Riviera del Brenta caratterizzata da numerose ville venete affacciate sulle acque del fiume. Che ti consentano di correre gli ultimi chilometri a fianco del canale della Giudecca attraversando canali e scalando i ponti della più bella città del mondo. Sublime a Punta della Dogana il ponte galleggiante che attraversa il Canal Grande costruito apposta per noi. Il passaggio all’interno di Piazza San Marco, per me nuovo, è superlativo. Anche il tracciato intermedio è degno di nota. Dopo l’attraversamento di Marghera e Mestre, rilassante il tratto di oltre 2 km nel Parco San Giuliano. Il rettilineo di 4 km sul ponte della Libertà non è per niente noioso, fra il traffico ferroviario sulla sinistra, quello automobilistico a destra e di fronte Venezia che si fa sempre più vicina.
Dopo l’arrivo inizia il faticoso viaggio di ritorno. Una fila di mezzora mi consente di prendere la navetta/vaporetto (a Venezia il termine “navetta” non può essere più appropriato) ma trovo posto solo nella stiva (un incubo per chi soffre di claustrofobia). Durante la mezzora di vaporetto un atleta sviene per calo di pressione ed è portato via in barella. Giunti al Tronchetto, un altro calvario in bus verso Stra, stipati come sardine. Infine in auto verso Bologna.
Ho corso a Venezia 8 volte, realizzando servizi fotografici nel 2004, 2005, 2007 e naturalmente in quest’ultima edizione. In omaggio alla rubrica “Come eravamo”, nella galleria fotografica di quest’anno (Clicca qui) ho aggiunto alcune vecchie foto relative ad atleti conosciuti, fra cui spiccano il fondatore e primo Presidente del nostro Club Sergio Tampieri scomparso nel 2010, e le sorelle Ilaria e Serena Razzolini pacer delle 5 ore. Ci sono anch’io con molti capelli neri in più e qualche chilo di pancetta in meno.
Cliccando qui è possibile accedere alle varie classifiche dal 2005 in poi (da quando Venezia ha affidato il cronometraggio a TDS). Ecco il numero degli atleti classificati: VE 2005: 5441 – VE 2006: 5250 – VE 2007: 5223 – VE 2008: 5318 – VE 2009: 5542 – VE 2010: 6258 – VE 2012: 5934 – VE 2013: 5326 – VE 2014: 4684 – VE 2015: 6645 – VE 2016: 4620 – VE 2017: 5906. Si possono visualizzare e scaricare i provini delle foto di ogni singolo atleta.
Termino questo racconto pubblicando la struggente canzone di Charles Aznavour “Com’è triste Venezia”. Con la scusa di ascoltare, lustriamoci gli occhi ammirando ancora una volta calli, campi, canali, chiese e opere d’arte della città più bella del mondo.
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)
Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)





