É proprio la rottura di questo sistema di cellule a causare molte malattie neurodegenerative, prima fra tutte l’Alzheimer, ma anche la mancanza di senso d’orientamento. Confido che dopo avere scoperto come funzionano, gli scienziati troveranno presto le metodologie per ripristinare gli ingranaggi del mio Gps cerebrale che sta andando rapidamente a pallino.
Avevo già sbagliato strada all’Ecomaratona di Monte Sole. Verso il 12^ km, seguendo Vito Carignani un centinaio di metri davanti a me, sono andato diritto senza badare ad una freccetta sbiadita seminascosta fra le fresche frasche che indicava di girare a sinistra per la retta via. Con la coda dell’occhio l’avevo però intravista. Due minuti dopo ho avuto una folgorazione e sono tornato indietro, dopo aver mandato a quel paese gli organizzatori, e abbandonato Vito ormai troppo avanti per poterlo avvertire. Mi avrebbe ripreso al 33^, nella discesa trail dopo la tremenda salita di 6 km, senza neppure lo sfogo di un piccolo vaffa. Grande Vito, in possesso di una signorilità “da tempi antichi”, qualità sempre più rara ai giorni nostri.
Un settimana dopo scendo dai monti verso le città. Mutano gli scenari ma il risultato non cambia. Partiamo da Piazza Brà in 8.000, 1.000 maratoneti, 1.500 partecipanti alla mezza e altre migliaia di podisti che partecipano alla “Last 10 km Marathon”, una stracittadina il cui tracciato ricalca gli ultimi chilometri del percorso della maratona. Tutto questo lo scoprirò a mie spese strada facendo, convinto inizialmente che la partenza riguardi solo noi maratoneti.
I primi tre chilometri sono uguali per tutti. Dopo un avanti e indrè in Corso di Porta Nuova e l’attraversamento dell’Adige sul ponte della Vittoria, via di corsa sulla riva sinistra del Lungadige. Incontro Sabrina Tricarico e Marco Simonazzi e scatto diverse foto. Verona in quel punto è molto bella: il maestoso Adige che scorre sinuoso e, sulla riva destra, Castelvecchio, uno dei monumenti più insigni della città, sede di importanti collezioni di arte medievale, rinascimentale e moderna, con possibilità oggi (prima domenica del mese) di visita gratuita. Nella frenesia di fotografare la bellezza del luogo, mi faccio trascinare dall’onda dei podisti e giro a sinistra sul ponte Scaligero, senza rendermi conto di aver lasciato i maratoneti dall’altra parte del fiume. Quindici minuti dopo, dubito ergo sum. Intorno a me, solo gente col cartello “Last 10 km Marathon”. Scopro così di aver sbagliato e questa volta non me la posso prendere con nessuno se non con me stesso. Dopo il sesto chilometro della Last, riattraverso il ponte Scaligero facendomi faticosamente largo attraverso l’orda dei camminatori provenienti in senso contrario. Ritrovo il cartello dei 3 km e torno sulla retta via. Davanti a me solo strade deserte. Anche se in grave ritardo, non posso fare a meno di fotografare la bellezza del Lungoadige. Affacciati al sinuoso meandro che attraversa il centro, si trovano alcuni degli scorci più suggestivi della città. Proseguendo verso la periferia la curvatura si fa più dolce. Non si può non ammirare il lento scorrere del fiume e la vegetazione della riva destra che si rispecchia nell’acqua.
Ma il tempo passa, e mi concentro sull’andatura necessaria per arrivare in fondo nel tempo limite consentito. In perfetta solitudine arrivo al cartello del 10° km in un’ora trenta minuti. Dopo aver ripreso alcuni maratoneti irrimediabilmente stracchi in procinto di ritirarsi, poco dopo la mezza raggiungo un ultraottantenne e una ragazza che chiuderanno la classifica finale. Al 27° affianco Carla Gavazzeni e al 35° ricompare Marco Simonazzi. Tutti e tre tagliamo il traguardo qualche minuto sotto le 6 ore.
Che dire ancora della maratona? A differenza dello scorso anno, oggi è andata bene. Percorso piacevole, ristori abbondanti e quel che più conta, traffico rigorosamente chiuso fino alla fine.
Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)


