Verona Marathon. Time o Real Time, che passione

Anche se ha complicato un po’ la vita a quelli come me arrivati a Verona domenica mattina, niente da dire sulla nuova logistica. Fino all’edizione 2016, ritiro pettorale, partenza e arrivo erano tutti a Piazza Bra. Quest’anno occorre invece recarsi all’AGSM Forum nei pressi dello Stadio ove capienti parcheggi e un efficiente servizio navetta hanno risolto il problema dell’affannosa ricerca di un buco in centro ove posteggiare.

002Arrivo presto. Ritirato il pettorale e dato un’occhiata agli stand dell’Expo, approfitto dei servizi e WC a quell’ora ancora lindi. Alle 7:20 sono sulla navetta semivuota che in 15 minuti scarsi mi scarica nelle vicinanze dell’Arena.

La maratona di Verona, da quest’anno patrocinata UNESCO, vanta uno dei percorsi più belli nel panorama delle maratone italiane. Correndo nel centro storico, si ammirano tutti gli insigni monumenti veronesi: le mura fortificate, le monumentali porte romane medioevali e cinquecentesche, i ponti sull’Adige, la splendida Arena e la Basilica di San Zeno. Ma anche il tratto lungo l’Adige, che costeggiamo per molti chilometri sia all’andata che al ritorno, è sublime.

003Il patrocinio UNESCO ha portato bene a Verona. Con 2.708 arrivati (2.137 nel 2016) si colloca con pieno diritto al 5^ posto delle maratone italiane più partecipate (dopo Roma, Firenze, Venezia e Milano).

Alle 9:00 si parte. Come a Venezia e Ravenna, ritrovo l’onnipresente Sabrina Tricarico pacer delle 5 ore, stavolta in compagnia di Manuela Borgonovo e Maria Rosaria (Mariella) Dileo reduce da New York. Ad abundantiam, muniti di palloncini blu altri maratoneti fra cui la tedesca Angela Kirchhain e i pacer da 2:30 della mezza.

Copio-incollo dal sito della maratona la presentazione dei cosiddetti pacemaker: “Il compito dei pace maker ovvero gli Angeli custodi è quello di assistervi con un ritmo costante durante tutta la gara e condurvi al raggiungimento del vostro obiettivo personale.

004Si posizioneranno assieme a voi nelle griglie di partenza secondo il tempo di riferimento, saranno riconoscibili dalla canotta gialla, dai palloncini colorati, dal tempo di riferimento scritto su un pettorale attaccato schiena. Il loro tempo parte allo sparo, il gap iniziale, se c’è, sarà recuperato distribuendolo in modo uniforme sulla totalità della gara. Già al sabato 18/11/2017 presso l’Expo di Verona Marathon potrete incontrare i vostri Angeli custodi, i quali saranno a vostra disposizione per consigli e suggerimenti. Cercate il vostro Angelo custode, cercate il suo colore di riferimento. Buona Corsa”.

In realtà non funziona così. Prendo ad esempio i pacer delle 5 ore di oggi, ma il ragionamento vale per tutti gli altri. Non essendo facile recuperare il “gap” (oggi 4 minuti tondi) in modo uniforme, per togliersi il pensiero i pacer tendono ad annullarlo il prima possibile nella prima metà gara. Come ha fatto oggi Mariella Dileo della quale allego la performance. Una curiosità: i dati (min/km) riportati nell’ultima colonna sono errati, in quanto calcolati sul Time (tempo trascorso dallo sparo) invece che sul Real Time di 4 minuti inferiore. Ad esempio, per completare 7 km in 00:48:01, Mariella ha corso all’andatura di 6 minuti 52 secondi al chilometro. Invece di 7.25, in tabella avrebbero dovuto quindi scrivere 6.52. Mah!!!

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Con l’obiettivo di arrivare in 5 ore esatte dallo sparo, recuperare 4 minuti in 42 km significa adottare un’andatura di 7:00/km (anziché 7:06/km). Recuperarli in 21 km, come è successo oggi, vuol dire invece andare a 6:54/km. Circa 12 secondi più veloci al km. Così facendo, i pacer assolvono il loro obbligo contrattuale ma sfiancano i tapascioni come il sottoscritto che cercano, con l’aiuto dei pacer, di centrare l’obiettivo delle 5 ore. Ogni volta protesto, ma la mia è una guerra persa. Sono le regole italiane, bellezza! Stavolta trovo conforto in Angela Kirchhain, abituata alle classifiche tedesche redatte secondo i tempi netti (Real Time). In Germania non c’è l’ansia del famigerato gap.

Con qualche colpo di excel mi sono divertito ad esaminare le diverse andature per i pacer delle 3:00, 3:30, 4:00, 4:30 e 5:00 ore, nell’ipotesi del recupero di un gap di 4 minuti tondi. Il risultato è sempre il medesimo: se il recupero è spalmato in 42 km, l’andatura deve essere velocizzata di 6 secondi; la differenza è invece pari a 12 secondi se il recupero è raggiunto nella prima metà.

006 Andature e Gap

Perché non si adotta il Time (tempo dallo sparo) solo per gli atleti che lottano per la vittoria e non si prende in considerazione il Real Time per tutti gli altri? Iniziamo a parlarne con i dirigenti Fidal e chissà che prima o poi a qualcuno venga la voglia di esaminare questa possibilità.

Anche riducendo gli scatti fotografici che mi costringono ogni volta ad accelerare l’andatura per riprendere i palloncini che volano via, arrivo abbastanza bene alla mezza. Perdiamo per strada Manuela e al 30^ km si stacca anche Sabrina. Resta solo il palloncino blu dell’inossidabile Mariella che vola via dopo il 36esimo. Ma, a differenza di domenica a Ravenna, stavolta “non gliela do su”. Senza l’obbligo di recuperare il gap di 4 minuti, amministro il vantaggio. Mi raggiunge Luigina Lillo che diventa il mio faro e con la quale, mano nella mano, taglio il traguardo nel Real Time di 04:56:55, due posizioni in classifica davanti a Luigina il cui Real Time è 04:56:38. La giustizia della classifica made in Italy stilata con le regole Fidal.

Clicca qui per la classifica

Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)

Clicca qui per le foto (di Stefano Morselli, Podisti.Net)

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