L’organizzazione ha fatto (quasi) tutto il possibile per la riuscita dell’evento: efficiente la logistica della zona di partenza e di arrivo; ecologico e vario il tracciato fra i vigneti del Valpolicella; bello il tratto lungo l’Adige e storico-culturale quello cittadino al cospetto di monumenti ed edifici millenari; spettacolare il traguardo nella platea dell’Arena a fianco del megapalco allestito per il concerto di Adriano Celentano che si sarebbe tenuto in serata.
In tempi di crisi economica e di spending review mi sono chiesto perché si sia optato per una maratona in linea anziché in circuito: la partenza da Sant’Ambrogio di Valpolicella ha costretto l’organizzazione ad uno sforzo logistico-economico non indifferente e rubato ai maratoneti un’ora di sonno. Ne è valsa la pena? Non ne sono così sicuro, perché il tratto “fuori porta” fra i vigneti e l’Adige è stato simile a quello delle passate edizioni, ottenibile quindi anche con partenza e arrivo all’Arena di Verona. Non per sminuire Sant’Ambrogio di Valpolicella, ma la scenografia dell’Arena è tutt’altra cosa.
Viene il sospetto che la decisione della maratona in linea sia stata consigliata dall’esigenza di preservare il più possibile la zona del concerto dalle invasioni barbariche degli atleti e parenti al seguito.
Unica nota negativa: i punti di ristori non sono stati all’altezza. Il regolamento Fidal “acqua, tè, bevande energetiche ogni 5 chilometri; cibi solidi e frutta, a partire dal km 15” è stato applicato alla lettera ma in senso restrittivo. Acqua, tè, banane e qualche biscottino, se c’erano, lo sono stati solo per le gazzelle africane e gli altri primi della classe. Forse a causa di risorse economiche mal distribuite e della concomitanza di altre gare (Last 10 km Marathon, staffette Duo Verona Marathon, e Verona Race10 km), i meschini delle retrovie (me compreso) hanno trovato le banane solo al 40° km. Dal 30° km inoltre, alcune postazioni erano sprovviste di tutto, acqua compresa. I tanto decantati supercalorici liquidi del km 33 li abbiamo visti a migliaia ma solo per terra, tutti inesorabilmente vuoti!
Per varie ragioni, perché avevo promesso di fare un servizio fotografico, ma anche per la forma “atletica” assai precaria degli ultimi tempi, contavo di ultimare la gara al seguito del pacemaker delle 5:30. Che mi ha raggiunto solo al 40esimo, sforando anche lui di circa 10 minuti il tempo prefissato. Quando al 35°, ormai stracco, ero in procinto di camminare fino alla fine, mi ha affiancato la prode supermaratoneta Carla Gavazzeni che, con la sua ineguagliabile corsa lenta ma costante, ha letteralmente trascinato altri due compagni di viaggio e il sottoscritto fino all’agognato traguardo.
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