No, non è la nota canzone dei Pooh, ma quello che è accaduto il giorno di Ognissanti. Un giorno di festa infrasettimanale in cui generalmente si cerca di riposare. Non potevo mancare ad almeno 1 della 59 imprese di Enzo Caporaso, e non potevo correre questa gara, quindi entrare nella storia, da solo. Riesco a convincere mia moglie che “se puete”, si può fare, ce la puoi fare! Quindi sveglia alle 05:30, colazione, ultime raccomandazioni al team di baby sitter e partenza sotto un diluvio universale per Torino. All’altezza di Santhia smette di piovere e sembra voglia uscire anche un timido sole. Appena parcheggiato vicino al parco Ruffini facciamo un giro di perlustrazione insieme a tanti podisti, non curanti del freddo e della pioggerellina che ancora non vuole lasciarci. Sono le 09:15 e non vediamo nessuno. La mia mogliettina Luisa, catapultata in un sogno surreale, mi dice quasi con convinzione: “Siamo sicuri che si parte? Non vedo nessuno, e neanche una postazione, una sedia… e poi il campo sportivo è chiuso, con il lucchetto!”
“Keep calm e aspetta, è tutto ok!” Però un sms di conferma ad Angela Gargano scappa e lei subito telefona e ci rassicura. Dopo pochi istanti compare l’inossidabile Vito Piero UltraMilleMaratone. Due chiacchiere e poi di filato in macchina per cambiarci in attesa della partenza.
Appena risolto i problemi logistici e preso il pettorale, si parte!
I primi giri a tutta, lo scenario autunnale fa da cornice e gli scoiattoli spesso ci tagliano la strada. Verso metà gara (circa 11° giro) comincia la stanchezza. Faccio due calcoli e dico a mia moglie: “tempo massimo 6 ore e 30, se camminiamo a questo ritmo ci stiamo dentro per poco. E poi a che ora vorresti cenare con i figli stasera?”
Si sa, le donne hanno sempre un marcia in più, la testa e la determinazione. Altri giri al massimo delle possibilità e poi il crollo…
Ebbene si. Stop! Bye bye ultimi 5 giri. Intanto ci passano tutti e i primi sono già a casa sotto la doccia…
Ma, come d’incanto, compare Angela. Angela delle montagne questa volta salva l’altra metà della mia vita. Mia moglie. La prende sottobraccio, la incita, l’abbraccia e la trascina praticamente fino al traguardo. IMMENSA ANGELA.
Tagliamo in tre, per ultimi, mano nella mano e con un onesto tempo di 5 ore 32 minuti e 15 secondi.
Esperienza memorabile e pianti di gioia nel viaggio di ritorno.
Grazie anche per questo Enzo Caporaso, formidabile atleta, umile e generosa persona.






