Le strade scorrono come i suoi racconti e le sue favole sul mondo sconosciuto della corsa.
Le spiagge di Procida, dove era ambientato il film, lasciano spazio alle piazze delle gare e ai panorami di tutto il nostro amato paese. Passo dopo passo mi spiega mille tecniche e astuzie, e nonostante il primo impatto in cui mi sentivo impacciato, alla lunga siam diventati buoni amici.
Il maestro
vede in me un ragazzo con un’ingenuità che lo fa divertire e uscire da certi schemi; è infatti ben disposto ad offrirmi il suo appoggio nell’imparare a muovermi sicuro in questo mondo sfaccettato, ma anche a far poesia e ironia su certi aspetti troppo seriosi. A volte i personaggi nuovi che incontriamo alimentano il suo interesse. Subito ne coglie il valore, poi fa una piccola metafora, con una tecnica che prende ispirazione da ciò che lo ha circondato in tante gare: “Ma guarda un po’ questo! Mi sembra… “. E tante sono davvero divertenti!
Ebbene “il Gentleman delle Lunghe”, Il maestro, domenica scorsa, ha festeggiato la 700esima maratona e durante questa ultima passeggiata mi diceva: “Ho sempre fatto sport, prima il ciclismo, poi il tennis e infine la corsa. Lo sport è stato così e colà sempre la mia filosofia e condotta di vita.”
Queste poche parole racchiudono in sé la capacità di quel che sono i suoi pensieri e il suo grande esempio. Un Maestro, un essere che ha risolto i problemi essenziali della vita, è libero, possiede una volontà forte ma, soprattutto, è colmo di amore, di bontà, di dolcezza e di luce per tutti. Per diventare come lui, quanto lavoro, chilometri e perseveranza sono necessari!…Un Esempio Vivente, una sorgente, che attira l’ammirazione degli sportivi e degli uomini. Ecco perché attorno a lui quando corriamo ci sentiamo dei “discepoli felici…”
E che io possa, alfine,
correre in fuga pazza,
inondando le terre come un fiume terribile,
sciogliendo questi nodi,
ah Dio mio, questi nodi,
spezzando,
bruciando,
distruggendo
come una lava pazza ciò che esiste,
correre fuor di me stesso,
perdutamente,
libero di me,
furiosamente libero.
Andarmene,
Dio mio,
andarmene!
Pablo Neruda. Empiti di me. 1933
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