XENIA-OSPITALITA’-RAPONE BASILICATA-Regno Delle Fiabe

 

 

Questo, gli dice, all’ospite tu reca
E gli comanda che a ciascun dei Proci
S’accosti mendicando

Dopo il sabato e domenica a Rapone, per la seconda Ultra Delle Fiabe, è d’uopo il richiamo ad Ulisse.
Xenia, sacra per i Greci, che trasfondevano nell’ospite gli Dei padroni del DESTINO degli umani. Esprimo impressioni raccolte a Rapone. Borgo multifaccia, in apparenza amena, nella sostanza vitale, traboccante di calore umano.800 mlm con 800 anime in simbiosi di affetti, identità, interessi per senso di coesione, radice comune. Io, Antonio Specchia e Marco Dimitri, già 20 km prima percepiamo un mondo diverso: bosco con sottobosco riboccante di funghi giganti. Bello osservare gli amici tornare fanciulli, trastullarsi con in mano funghi pur velenosi. D’ambo i lati querce, lecci, tanta vegetazione quasi animata da Pan, i suoi satiri, figure diaboliche, forze selvagge in incontaminata natura. La Torre Bianca, centro di accoglienza, due pargoli, quasi puffetti, a sorriderci. Cavità, naturali meandri all’interno, risalenti, credo, al basso Medio Evo. Appena arrivati, Antonio Leopardi Barra, in persona, ad accompagnarci al Centro Sportivo per il pernottamento. Diffuso profumo di aromi, piazza XX settembre in allestimento per la cena, diffusa agli ospiti e residenti presenti. Vai e vieni di ” pentole” ricolme di cavatelli al sugo. Più che sugo, ancestrale ragù dall’impalpabile gusto di pane e carne. Vino rosso a volontà. Secondo piatto, simile a quadro di natura morta, pezzo di pane raffermo in umido, in simbiosi ad un uovo, pezzetti di rosso peperone abbrustolito. Pietanze povere, un tempo destinate a contadini esausti da sedici, diciassette ore di duro lavoro; oggi degni della sapienza culinaria di primari chef. Tre musicisti ad allietare con repertorio Swing, Jaz. Da annotare la naturale spontaneità, disponibilità di tanti volontari, d’ambo i sessi, giovani e non, disseminati in piazza, col solo fine di porre a proprio agio gli ospiti. Semplicemente XENIA, accoglienza totale.
Tocco di etnico folclore, LE MASCIARE, belle ragazze con lungo drappo, cappellaccio ad ampia falda nero, a dare un tocco di grazia, di gioia di vivere al convivio. In passato riconosciute quali streghe, megere, fattucchiere. Per l’immaginario collettivo, di notte, dirette “al Sabba” a programmare malefizi. Precarietà, miseria, ignoranza, dure, interminabili giornate di fatica trasfondevano in credenze, surreali simbologie. Dalle mie parti, imperavano i notturni Sciacuddhi, Laurieddhi, Scazzamurrieddhi, Uri; figure informi, piccole, pelate, tozze a turbare il sonno di fanciulle in fiore, atterrire irrequieti infanti.
Domenica, di buon ora, colazione a base di crostate agli stands in piazza. Saluto del sindaco e vice sindaco, due splendide signore. Benedizione del parroco, lettura della Preghiera del Maratoneta, presenziata anche dal parroco di Curinga, maratoneta, ridente borgo calabrese, dove ho corso ben otto edizioni della sei ore organizzata dall’amico Gianbattista Malacari.
Alle 10, unica partenza delle tre distanze. Per me ” prologo” di 6 ore e 36 minuti in tracciato di 2.900 metri; gara dura, molto tecnica per i 700 metri di pista, strappo quasi a muro negli ultimi 400. Tutto secondo aspettativa, comprese le more in rovi immacolati, toccasana al palato in ogni passaggio.
Mancano tre giri, quasi un’ora , ultimo dei partecipanti alla ultra. A piè pista ciclabile, uomini di ambulanza, protezione civile ad accogliermi fraternamente. Io: purtroppo dovrete aspettarmi per altri tre giri. Un franco sorriso a risposta. Ultimo passaggio, affermo convinto ” Sin quando ci sarà gente come Voi, non tutto andrà alla malora in questo Paese. Lo dico non per me, ma per i miei, Vostri nipoti. Analoga frase ripeto al ristoro appresso ” il muro” della pista ciclabile. Parimenti all’arrivo, accolto dall’amico Antonio Leopardi Barra, ancora numerosi presenti plaudenti. Trascorse 6 ore, 36 minuti, 19 secondi.
Bella esperienza. Luoghi, costumi, tradizioni, gente ospitale bensì fiera, consapevole delle comuni radici. Già terra di ” briganti”, che lottarono, in tutto il sud Italia, sino a dare la vita a difesa, salvaguardia della propria identità. Esercito di individui sparuti, che via via andranno a formare una collettività, il popolo italiano. Figure e loro gesta entrate nell’albo d’oro delle memorie locali.

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