XIV Edizione della Maratona Sulla Sabbia – San Benedetto Del Tronto, 14 febbraio 2016

La conosciamo bene quasi tutti, per avervi partecipato almeno una volta, ma ritengo che valga sempre la pena di spendere qualche parola in merito, anche in considerazione del fatto che, ancor più che nelle altre maratone, ogni anno riveste un sapore completamente diverso, variabile a seconda delle condizioni meteorologiche, marittime e del terreno, che la rendono più o meno difficoltosa.

Quest’anno la logistica è cambiata: partenza ed arrivo sono posizionati presso il Circolo nautico Ragn’a Vela; questa nuova condizione fa sì che il percorso abbia luogo interamente sulla sabbia, senza rimontare sul lungomare, come accadeva negli anni passati, dovendo evitare un grande corso d’acqua che separava due lembi di spiaggia. Convenzionato con la manifestazione è l’hotel Sporting, in cui a modici prezzi abbiamo trovato una buona accoglienza ed un delizioso ed abbondante pasta party la sera precedente, con una predominanza di piatti di pesce. L’atmosfera rilassata e gioviale della cena è stata una buona occasione per intavolare nuove amicizie, consolidare quelle più datate e pianificare trasferte future.

Il giorno della gara si salutano con simpatia gli amici giunti al mattino, ma in maniera più frettolosa; poi ci si posiziona dietro allo striscione di partenza ed alle 9 in punto Francesco dà il via per tutte le distanze: la maratona, che scopriamo correndo essere ben più lunga dei canonici 42.195 metri, la 50 km e le gare più brevi.

Lo scenario, tipicamente adriatico, è dominato dal mare, in cui le orizzontali barriere di scogli rallentano il vigore delle onde e donano un aspetto pacato; segue la spiaggia, molto diversa da come ce la ricordiamo in estate: immensa, deserta ed indivisa distesa di sabbia, al fondo della quale sopravvivono alcuni campi da beach volley utilizzati durante tutto l’arco dell’anno, a causa del clima particolarmente mite di cui gode la zona; nello spazio retrostante si intravede la passeggiata, contornata dalle palme ed ancora dietro fanno capolino i bassi palazzi, la maggior parte dei quali alberghi, ma anche appartamenti in affitto o abitazioni. Con le gambe immerse nell’acqua gelata ci passa a fianco, passeggiando serafica, come ogni anno, un’impavida signora in bikini.

002 MedagliaQuesto scenario, favorito dalle condizioni instabili del tempo, appare a onor del vero più spettacolare degli scorsi anni e ci regala incantevoli sfumature di colore del cielo e del mare, che si danno anima uno con l’altro, mutando come in una prodigiosa interminabile danza, in cui al variare dell’uno, varia l’altro. Davanti ai nostri cocchi, si sta consumando quell’incantesimo che solo il mare d’inverno è capace di offrirci, catturando la nostra attenzione ed i nostri cuori con il suo fascino sublime.

Il tempo cambia più volte repentinamente: poco dopo lo start esce un sole deciso, che dona subito una sensazione di gran caldo, poi il cielo si rabbuia e scende una pioggia, dapprima debole e poi più decisa (e fredda). Fortunatamente, grazie alla comparsa di un vento favorevole, le ultime gocce cadono sotto un debole sole. Il sereno ritorna gradualmente, nel cielo si creano squarci azzurrissimi in mezzo alle nubi, simili a laghetti in un paesaggio montano, mentre all’orizzonte si staglia un vivace e colorato arcobaleno, tanto bello quanto fugace. Non è facile fissare lo sguardo al cielo o al mare, perché la posizione delle nuvole nel primo e delle chiazze di colore nell’altro, si trasformano costantemente. Un rigolo d’acqua si apre improvvisamente sulla spiaggia e via via che scorre si dilata. La brezza si fa sempre più vigorosa, tanto da diventare vento forte, che rende parecchio ostici i tratti che si percorrono in direzione sud, a causa dell’aria gelida e della resistenza che oppongono le raffiche. Nelle ultime battute di gara, ritorna la quiete e spicca nel cielo, ormai completamente azzurro, un piacevolissimo sole che riluccica sul mare, donandogli tonalità dorate, e riscalda i nostri corpi affaticati.

Anche il terreno presenta dei cambiamenti: se prima della pioggia la sabbia era più difficile da calcare, a causa dell’inclinazione obliqua della riva, allorché il cielo si rasserena e spunta il sole, il mare si placa e si ritira, lasciando comparire nuove zone di sabbia completamente piatta e compatta, dall’impatto ammortizzante con la scarpa, in cui correre è una sensazione di piacere. Questa nuova condizione sposta l’immaginaria linea della corsa quanto più possibile a ridosso del bagnasciuga.

Durante la corsa si susseguono un continuo incrociarsi di volti e di corpi di passaggio, la maggior parte conosciuti, in un incessante scambio di sorrisi, incitamenti, battere cinque. All’inizio si corre in tanti e ci scorre a fianco ad un fiume di persone, con cui non sempre si riesce a focalizzare lo sguardo o ad identificare la fisionomia, successivamente le distanze si allungano e gli atleti si diradano, specie quando gli iscritti alla mezza maratona hanno già tagliato il loro personale traguardo.

E’ curioso vedere, ancor più che in altre maratone, la stragrande varietà di abbigliamento adottato, che ricopre una gamma che va dal torso nudo o top e pantaloncino corto, fino alla giacchetta impermeabile, pantalone lungo e cappellino di lana. Ed è spassoso notare che chi si veste “a cipolla”, a seconda di come cambia il tempo o la direzione del vento, si alleggerisce e si riveste più volte; e chi invece ha optato per correre poco coperto, in taluni tratti mostra braccia e gambe rosso violacee ricoperte da uno strato di pelle d’oca.

Il percorso, nonostante sia completamente piatto, è piuttosto insidioso e faticoso, specie se ci si presenta senza il dovuto allenamento; è difficile impostare un passo e tenerlo fino alla fine, ovvero osare una progressione; la tattica migliore, se così si può dire, è quella di partire ad un ritmo più basso di quello consueto, poiché un errore su questo tipo di terreno si può pagare abbastanza duramente.

Personalmente, vivo una straordinaria mezza giornata: sorrido agli amici che incontro sulla mia strada per infondere loro coraggio, e sorrido a me stessa per le sensazioni di felicità che quel posto fatato mi trasmette. Quando avverto la stanchezza, trovo distrazione nel raccogliere i doni che il mare mi sporge: alcune conchiglie spiaggiate, che emergono dalla bassa marea.

003 MareNon posso non notare con amarezza le conseguenze del dramma ecologico, che ha investito le località balneari del mondo intero: le conchiglie sono poche rispetto agli anni scorsi, i gabbiani ancora meno, e piccoli “iceberg” di schiuma di tanto in tanto spuntano tra le onde, come a ricordarci che anche San Benedetto del Tronto porta addosso gli effetti dell’inquinamento del suo mare.

Correndo, riaffiorano alla mente i ricordi delle passate edizioni, in maniera particolare quella di due anni or sono, in cui abbiamo appreso con sommo dispiacere, pochi minuti prima della partenza, della scomparsa del grande Beppe Togni e ci siamo riuniti in un commosso minuto di silenzio. Il pensiero corre allora al Beppe di solo qualche anno prima, di cui ho un’immagine scolpita mentre procedeva con fatica su e giù per la spiaggia, laddove la sabbia era più asciutta e difficile da rimontare, mai sulla riva del mare, e non perdevo occasione per incitarlo.

Abbandono i voli pindarici e ritorno con la mente al presente tutte le volte che attraverso la zona in cui è ubicato il traguardo, risvegliata dalla voce dello speaker Manrico Urbani, che ci incoraggia uno ad uno, e dall’allegra musica di Radio Dj; entrambe donano una carica speciale ai vari passaggi.

Un grazie particolare va a Mario Liccardi, per le bellissime foto che ha scattato, i cui colori sono molto fedeli all’originale.

A conclusione, mi sento di consigliare questa maratona a quei pochi che ancora non vi avessero preso parte, come personale bagaglio di un’esperienza speciale.

Correre è espressione massima di libertà, correre sulla spiaggia lo è all’ennesima potenza. Grazie, Francesco!

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