Boston Marathon 18 aprile 2016

Così provò ad allenarsi. Nel 1966, 23enne, chiese l’iscrizione alla maratona. La risposta giunse subito: le donne non erano ammesse, «poiché la corsa può danneggiarle sotto il profilo fisiologico e psicologico». L’AAU non ammetteva gare più lunghe delle 2 miglia per le donne, all’epoca, «per non comprometterne il sistema riproduttivo». La Gibbs decise che era tempo di cambiare: indossò una felpa larghissima, nascose i capelli biondi in un cappellino e partì, con la riluttante benedizione di mamma e papà. Rischiò il ritiro per essersi dimenticata di bere durante la corsa, ma arrivò attorno al 125° posto su 500 partecipanti col tempo di 3h21’, dopo essersi liberata della felpa. La sera le fu negato l’ingresso alla cena ufficiale. L’anno dopo rinunciò per infortunio, ma riprovò un paio di volte, diventando poi una paladina della corsa lunga femminile. Oggi Bobbi è avvocato, scrittrice e madre, oltre a essere una notissima scultrice: un suo gruppo in bronzo è al National Art Museum of Sport di Indianapolis e si intitola “I maratoneti”. Non solo l’epitome di un movimento atletico, bensì di una stagione di emancipazione: «Pensai, se riesco a correre la maratona e a correrla bene – ha ricordato la Gibb ‒ s’infrangeranno tutti gli stereotipi usati per tenere le donne confinate. A me negarono l’iscrizione alla facoltà di Medicina, dicendo che ero troppo carina: avrei distratto i ragazzi in laboratorio. Adesso quasi la metà della corsa è donna. Questo è il mondo che volevo creare. Quello che volevo vedere: uomini e donne che si cimentano nella maratona. È la gente comune che fa il mondo un posto più felice e più sano».

Le sue eredi iscritte alla maratona 2016 sono quasi la metà (oltre 14˙000 su 30˙747) e la vincitrice sulla linea di Boylton Street prenderà 150˙000 dollari e un ramo di olivo in segno di pace, stesso premio dei concorrenti uomini. La presidente della Boston, Joanne Flaminio, ha anche annunciato che i podi delle gare femminili del periodo precedente, classificata “era non ufficiale”, saranno ribattezzati “era delle pioniere” come fu Sara Mae Berman, la quale vinse tre edizioni “ufficiose” ‘69-71.

www.gazzetta.it

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Bobbi Gibb ieri

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Bobbi Gibb oggi

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Joan Benoit, vincitrice della prima maratona olimpica femminile a Los Angeles 1984

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Joan Benoit dà il via alla maratona di Boston 2008

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